La Nuova Ferrara

L’ex magistrato domina le vendite «Bella sorpresa»

Davide Bonesi
L’ex magistrato domina le vendite «Bella sorpresa»

Domani Carofiglio presenta La versione di Fenoglio «Tre libri in uno e anche un saggio sul metodo di indagine»

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Il suo ultimo romanzo la versione di Fenoglio (Einaudi) non a caso è in cima alle classifiche di vendita per questi primi mesi dell’anno. D’altronde l’ex magistrato e pm barese Gianrico Carofiglio non sbaglia praticamente un colpo da quando è diventato scrittore, oramai da alcuni anni a tempo pieno.

Domani alle 17.45 al festival letterario di Comacchio (incontro moderato da Maria Gloria Panizza) l’autore sarà uno degli ospiti più attesi di questa edizione della manifestazione, già chiamato in passato dal direttore artistico Marcello Simoni, ma impossibilitato ad esserci aveva promesso che sarebbe venuto in altra occasione e visto il successo del suo ultimo libro forse è andata meglio così.

«Devo ammettere che sia io che la casa editrice - ci dice Carofiglio - siamo i primi ad essere sorpresi dal successo del romanzo... E ovviamente sono molto felice. Vero, Marcello mi aveva contattato in passato. Ci siamo conosciuti e poi reincontrati in diverse situazioni. Vengo volentieri a Comacchio, anche perché qualche anno feci un viaggio nel Delta del po, rimanendo a dormire proprio a Comacchio. Era autunno e sono rimasto affascinato dalle atmosfere vissute, ho attraversato il ponte di barche: uno spettacolo straordinario».

Che romanzo è La versione di Fenoglio?

«Sono tre in uno, perché inizia dall’incontro fra un investigatore vicino alla pensione e un 22enne che non sa ancora cosa fare nella vita e di fatto in questo senso è quasi un romanzo di formazione. Il maresciallo Fenoglio racconta così al giovane delle storie accadute nel mondo reale, basandosi su vere indagini e qui il libro diventa quasi un saggio sui metodi investigativi e di indagine. Ma è anche un modo per conoscere la vita. Non è un romanzo e basta, non a caso mi hanno chiamato a presentarlo anche al Dipartimento di fisica dell’Università di Bari».

Quanto conta la storia raccontata e quanto il modo di saperla raccontare?

«Nessuna storia per quanto buona sia è valida se non è scritta bene. Gilbert Keith Chesterton (l’autore di Padre Brown, ndr) sulle differenze fra le letterature di genere e quelle tout court diceva che c’erano due categorie di libri... quelli scritti bene e quelli scritti male. Poi, è vero, ci sono soggetti che vanno meglio nelle vendite, come il genere noir nel suo complesso».

Qualche giorno fa il suo collega Manfredi ci diceva che sono più le idee da sviluppare del tempo che ha.

«In effetti anche io al momento non sono preoccupato che si esaurisca la vena creativa. Le idee da sviluppare sono tante; incrocio le dita sperando sia sempre così».

A proposito di Comacchio e del Delta, quanto conta l’ambientazione in una narrazione?

«Premesso che ogni tanto anche io sono entrato nella dimensione del fantastico e ci sono luoghi in tal senso che diventano importanti, se non decisivi, per la trama. Ma a mio parere la cosa più importante è lo sguardo sul luogo, sia quello dell’autore che del protagonista. Insomma, alla fine la bontà di un lavoro dipende sempre dallo scrittore».

Altro tema di cui si dibatte spesso: quanto incide la cronaca nera “reale” in chi scrive libri di indagini.

«Nel mio caso abbastanza poco, perché con quella realtà ho avuto a che fare per tanti anni dato il mio lavoro e quindi per i miei romanzi utilizzo esperienze dirette. Ma gli episodi di cronaca nera ci sono sempre stati, anche più efferati di oggi. Anzi, a dire il vero il dato emblematico è che le statistiche sono notevolmente in calo, questa è l’epoca più sicura della storia, tanto è vero che in Italia abbiamo un numero di omicidi per 100mila abitanti fra i più bassi d’Europa, inferiore alla Finlandia... Negli anni Novanta c’erano 2.000 omicidi all’anno, nel 2017 siamo attorno a quota 320, insomma, c’è una bella differenza».

«Alla fine - conclude Carofiglio - , conta il modo in cui vengono date le notizie e oggi, spiace dirlo, prevale il tono scandalistico a quello cronachistico». —





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