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Dal convegno irlandese dedicato a Celati un libro firmato Ronchi Stefanati: «Ha tradotto l’intraducibile, tranne Dylan»

Samuele Govoni
Dal convegno irlandese dedicato a Celati un libro firmato Ronchi Stefanati: «Ha tradotto l’intraducibile, tranne Dylan»

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FERRARA. Con il libro Gianni Celati. Traduzione, tradizione e riscrittura, Michele Ronchi Stefanati sarà al Salone di Torino. Il docente e ricercatore ferrarese, infatti, è il curatore del volume uscito per la collana “Segni” di Aracne Editrice (16 euro).

Il volume, che in copertina ha una foto scattata da Luigi Ghirri a Comacchio, nasce dal convegno di tre giorni organizzato da Ronchi Stefanati all’Istituto Italiano di Cultura di Dublino e all’università di Cork nel 2016 quando faceva ricerca e insegnava in Irlanda.

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LE ORIGINI
«In quel periodo mi sono accorto del legame che c’è tra Gianni Celati e tanti autori irlandesi: Swift, Joyce, Flann O’Brien. All’omaggio - spiega il curatore - hanno partecipato intellettuali affermati come Marco Belpoliti, Nunzia Palmieri, Marina Spunta, Alessandro Carrera e molti bravissimi giovani studiosi delle maggiori università europee e americane».

IL VOLUME
Il libro, acquistabile in libreria o direttamente sul sito www.aracneeditrice.it, è incentrato sulle pratiche della traduzione e della riscrittura, attraverso le quali Celati per tutta la vita si è rapportato con altri scrittori e testi scritti in altre lingue o in altre epoche. Del resto, Celati, ha esordito come traduttore prima che come narratore. «Prima Favola della botte di Swift e poi Céline, Barthes, London e tanti altri, fino ad arrivare a Melville e soprattutto all’Ulisse di Joyce. Ecco - continua Ronchi Stefanati -, si potrebbe dire che per tutta la vita Celati ha cercato di “tradurre l’intraducibile”. In realtà c’è quasi sempre riuscito, tranne in un caso: Bob Dylan».

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BUFERA AL SALONE
«Penso che si sia finiti per dare visibilità a un piccolo editore fascista che non solo non dovrebbe essere al Salone ma non dovrebbe neanche esistere. Per il resto - conclude -, mi sembra che non partecipare sia una sciocchezza e che il nostro antifascismo si misuri nel contrastare la disuguaglianza sociale e l’impoverimento economico e culturale, ragioni per cui chi fa i comizi dal balcone di Mussolini trova terreno fertile e facile consenso». —

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