Beautiful Things, un urlo che invoca il ritorno al silenzio
Singolare performance musicale per presentare il documentario di Ferrero La camera anecoica del Tecnopolo di Ferrara sede ideale per la rappresentazione
Un’atmosfera surreale aleggia nella camera anecoica di via Saragat; solo la composizione elettroacustica accompagnata dal suono puro del violoncello di Luisella Ghirello riempie il silenzio della stanza gremita di spettatori immobili, rapiti dalla sinfonia di suoni. Questa è la magia di Beatiful Things, documentario sinfonico scritto e diretto da Giorgio Ferrero, sceneggiatore, regista e compositore, e Federico Biasin, produttore e direttore della fotografia, presentato ieri pomeriggio al Polo scientifico-tecnologico di Ferrara ed aperto da una performance musicale inedita, che ha visto la partecipazione di Luisella Ghirello, violoncellista nonché attrice del film, e di Rodolfo Mongitore, co-autore delle musiche e del suono della pellicola.
È proprio il suono, infatti, il filo conduttore di un’opera fuori da ogni canone cinematografico convenzionale il cui obiettivo, come spiega lo stesso Ferrero, «è raccontare la sequenza di creazione, trasporto, commercializzazione e distruzione degli oggetti che alimentano la nostra vita assuefatta dal loro continuo consumo». In una sequenza di quattro atti, Beautiful Things intende mettere lo spettatore di fronte ai racconti delle vite di quattro uomini completamente diversi che vivono in zone diverse del mondo e che svolgono lavori che, nonostante a prima vista possa sembrare abbiano nulla in comune con gli altri, come il pubblico molto presto si accorgerà, fanno parte di quell’unico ciclo che domina inconsapevolmente l’esistenza dell’uomo moderno.
il silenzio
Uno di questi uomini è Andrea, uno scienziato che ha passato la propria vita tra le formule matematiche ed il silenzio delle camere anecoiche. Ed è qui che entra in gioco la collaborazione instauratasi tra i registi, il Dipartimento di ingegneria ed il Tecnopolo dell’Università di Ferrara. Grazie alla disponibilità del professor Francesco Pompoli, ricercatore presso il laboratorio di Rete MechLav (ospite della giornata di ieri), i produttori hanno avuto modo di servirsi di un ambiente molto suggestivo: la camera anecoica, un particolare ambiente nel quale, grazie alle elevate proprietà di assorbimento acustico delle pareti, è possibile eliminare la quasi totalità delle riflessioni sonore.
Solitamente, come ha chiarito il professor Pompoli, questo tipo di ambiente rappresenta il laboratorio ideale nel quale condurre tanto esperimenti sul comportamento vibro-acustico, quanto indagini sulla rumorosità emessa dalle macchine. Dalle case automobilistiche alle aziende di elettrodomestici di uso quotidiano, tutte le verifiche passano per la camera anecoica, per certificare la conformità alla normativa vigente in materia di rumorosità.
il soggetto
Ed è proprio lo studio degli oggetti che fanno parte del nostro vivere quotidiano che ha portato Biasin e Ferrero ad avventurarsi in questo mondo nascosto, spingendoli a scrivere un film che parla di vite reali raccontate da persone reali attraverso le loro memorie sonore.
Beautiful Things è un viaggio dove immagini, parole e suoni sono indissolubili, come l’ha definito la rivista cinematografica Quinlan: “Una stordente sinfonia visiva sul processo di disumanizzazione dell’uomo di grandiosa potenza visionaria”. Quella potenza visionaria che lo ha accompagnato fin dal suo esordio come progetto di Biennale College Cinema 2016, che lo ha portato alla 74ª Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ottenuto il premio Arca Cinema giovani per miglior film italiano. Quello è stato il trampolino di lancio per un viaggio di festival in festival in tutti i continenti dove continua a ricevere riconoscimenti prestigiosi come il Cpc: Dox di Copenhagen quale miglior opera prima, scalando sempre più la vetta del successo con l’unico obiettivo di diffondere la richiesta di un ritorno al silenzio in una vita di rumori assordanti. Beautiful Things è un urlo, un urlo tradotto in canto. —
Ines Ammirati
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