La Nuova Ferrara

la prosa a Ferrara 

Da Chaplin ad Amazon Il lavoro ai giorni nostri

di Fabio Ziosi

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Posto splendido il Paradiso. Ha un unico difetto, per andarci bisogna essere morti. È stato così per la classe operaia? Dopo aver visto l’altra sera (in replica oggi alle 21 e domani alle 16) l’ultimo titolo della stagione di prosa del Teatro Comunale Abbado, a Ferrara, pare proprio di no. Si è cambiata d’abito, questo sì, niente più tute e torni, ma camici bianchi, abiti normali, qualche tutina da ciclista che ti porta la cena a casa. Il famoso “un culo un pezzo” dell’operaio Lulù Massa c’è ancora, anche se sotto un’altra forma.

La classe operaia va in paradiso trasferita dal cinema (1971, con la regia di Elio Petri e sceneggiata assieme ad Ugo Pirro) a teatro (con la regia di Claudio Longhi e la drammaturgia di Paolo Di Paolo) ne vuole essere il manifesto attuale. Quanto si vede a teatro non è il semplice adattamento del film ma uno dei due binari su cui corre la narrazione. Ed ecco che in scena ci sono Petri e Pirro che ci spiegano la genesi del loro film, che entrano ed escono dalla pellicola, come a mettere una sorta di punti fermi: vi spieghiamo noi cosa è successo in quel lontano 1971. Anche i personaggi della pellicola oltre ad interpretare loro stessi diventano i narratori “esterni”, che cercano anche un dialogo col pubblico per interessarlo, per dire: «Guardate che il tempo passa ma i problemi sono gli stessi», che l’alienazione è sempre quella.

Sullo schermo passano anche le immagini di Tempi moderni di Charlie Chaplin che naviga tra gli ingranaggi di quella grande macchina che è la vita quotidiana e non solo della fabbrica. Il sipario si apre su una catena di montaggio ma non è quella di 40-50 anni fa di una industria metalmeccanica, ma è quella di Amazon che confeziona pacchi per ogni angolo del paese. Poco dopo ricompare “l’antica” catena col protagonista, l’operaio Lulù Massa (nel film Gian Maria Volonté) interpretato da Lino Guanciale, è lui che produce il massimo di pezzi e che fa “il tempo” per gli altri.

Sbruffone, frustrato, isolato, capirà tutto quando la macchina gli porterà via un dito. Tutti bravi. Unico neo: il desiderio di spiegare “tutto” porta a un’eccessiva durata della pièce, con alcuni cali di tensione. —



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