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Cannes torna a essere capitale del cinema Ma il caso Alain Delon agita la Croisette

Cannes torna a essere capitale del cinema Ma il caso Alain Delon agita la Croisette

Fremaux, delegato generale: le contestazioni delle femministe per il premio alla carriera? Non gli diamo il Nobel per la pace

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CANNES. Non sono gli zombie di Jim Jarmusch a turbare la vigilia del festival di Cannes che comincia questa sera con “I morti non muoiono”, l’horror comedy con Bill Murray, Adam Driver (assente), Selena Gomez, Cloe Sevigny, ma le femministe che hanno addirittura lanciato una petizione per boicottare la Palma d’oro onoraria al mito del cinema francese Alain Delon guidata da avvocatesse in prima fila per i diritti delle donne come Melissa Silverstein, fondatrice di Women and Hollywood. «Le contestazioni a Delon? Lo premiamo con la Palma d’oro alla carriera non con il Nobel per la pace» ha detto con convinzione il delegato generale del festival di Cannes, Thierry Fremaux incontrando la stampa internazionale per dare il via alla 72ª edizione.

IL PREMIO CONTESTATO

Il riconoscimento a Delon è stato contestato perché il controverso attore ha ammesso di aver avuto atteggiamenti violenti con le donne. Ma non solo, perché si è anche espresso contro l’adozione da genitori dello stesso sesso ed è notoriamente vicino alla destra, alle posizioni del Fronte Nazionale di Le Pen. «Nessuno è perfetto – ha commentato sconsolato Fremaux – ma le contraddizioni sono nella storia di ciascuno. Posso non essere d’accordo con quello che ha detto in passato, ma dobbiamo anche contestualizzarlo: Delon appartiene ad un’altra generazione e a ben dire il Fronte di Le Pen rappresenta il 20 per cento dei francesi. Noi qui premiamo l’attore, l’artista che ha incantato Visconti e ci ha fatto sognare al cinema con Il Gattopardo».

Insomma, anche se ben mascherata, una certa preoccupazione c’è. Del resto Cannes è sotto la lente d’ingrandimento anche per il gender gap: lo scorso anno la disuguaglianza negli alti incarichi dell’organizzazione del festival e nella selezione è stata presa di mira con clamore dal gruppo 50/50 2020 che auspica la parità entro il 2020. Fremaux ha ricordato «l’impegno firmato un anno fa» e la strada senza ritorno imboccata per avere più donne nei centri di potere del festival.

Con appena quattro film in competizione?

«Sono 15 anzi 20 se contiamo i cortometraggi. Del resto la sottorappresentazione delle donne registe della industria cinematografica è un problema più ampio che non dovrebbe essere discusso solo una volta all’anno durante il festival. Siamo in cammino, non siamo arrivati ma nonostante ciò posso dire che stiamo migliorando anzi stiamo provando ad essere perfetti: è un inizio di cambiamento, siamo lo specchio di quanto accade nella società».

ANIMA POLITICA

L’anima politica del festival è forte, ha ricordato Fremaux, citando i nuovi film di Loach, Dardenne, Les Miserable di Ladj Ly, Bacurau di Mendoncha figlio e Juliano Dornelles, per citarne alcuni «ma questo in equilibrio con l’anima romantica della selezione». Se lo scorso anno ha regnato la polemica Netflix, quest’anno, ancora tenendo duro con una selezione che non li ha compresi, il tema sembra essere meno appetibile, superato dai malumori per gli incastri punitivi delle proiezioni per la stampa tutte embargate in contemporanea con quelle ufficiali. Cannes vuole essere al centro del cinema da oggi fino al 25 maggio. —

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