La Nuova Ferrara

Nuota dall’era dei dinosauri Acquacoltura e Regioni unite per salvare lo storione

ADRIANO FACCHINI
Nuota dall’era dei dinosauri Acquacoltura e Regioni unite per salvare lo storione

Sbarramenti, veleni e pesca intensiva hanno compromesso la sopravvivenza della specie in Po La speranza per il cobice è legata agli allevamenti: nel 1988 la prima riproduzione in vasca  

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IL CASO

ADRIANO FACCHINI

Parlare di Storione significa parlare di una specie antichissima, comparsa 200/250 milioni di anni fa, contemporanea dei primi dinosauri. Non c’era l’uomo (e non ci sarebbe stato a lungo: abbiamo meno di cinque milioni di anni) e neppure l’oceano Atlantico che il continente Nordamericano e quello Europeo erano ancora un unico blocco. È quindi presente da sempre nelle nostre acque, sia in quelle salate del mare Adriatico, che in quelle dolci dei fiumi e dei laghi dell’intera penisola.

Lo storione infatti è una specie di pesce “anadroma”, che vive per la maggior parte del suo tempo nell’acqua marina, per poi risalire i fiumi quando è tempo di andare a riprodursi, anche se l’evoluzione ha prodotto specie, come lo Storione siberiano, che trascorrono tutta la propria esistenza nell’ambito delle acque dolci.

CICLO BIENNALE

La femmina adulta dello storione produce uova ogni due anni. Negli ambienti naturali, durante la riproduzione, depongono tra i sassi le loro numerosissime uova adesive, le quali ossigenate dalla vivace corrente e protette dalle pietre, schiudono dopo una decina di giorni. La sopravvivenza in natura però è molto bassa, incrementa notevolmente negli allevamenti.

Storicamente nelle acque italiane del Po e dei suoi affluenti, vivevano tre specie di storione: il ladano (huso huso), lo storione comune (Acipenser sturio) e il cobice (Acipenser naccarii). Le prime due specie si sono da tempo estinte, mentre il cobice, anche se drasticamente ridotto, è ancora presente anche in natura.

anni settanta

Fino alla fine degli anni Sessanta era cosa normale trovare e pescare storioni nel Po, ma a partire dal decennio successivo le cose sono profondamente cambiate e gli storioni sono quasi ovunque spariti. Le cause di tutto questo si possono imputare a molteplici fattori, ma soprattutto a una pesca eccessiva, alla costruzione di sbarramenti lungo i fiumi per la produzione di energia elettrica, che di fatto impediscono la riproduzione degli storioni, all’inquinamento chimico delle acque da parte di sostanze che sono tossiche per quei pesci o che producono devastanti effetti ormonali, all’inserimento di specie alloctone predatrici come il siluro.

primo allevamento

Ma alla fine degli anni Settanta, un allevatore di trote di Orzinuovi (Brescia), Giacinto Giovannini, dopo aver acquistato alcuni esemplari selvatici di cobice, tenta di creare il primo allevamento italiano di storioni. Una operazione molto difficile da realizzare, perché voleva dire abituare gli storioni ad una alimentazione artificiale. Dopo vari tentativi, non solo gli riesce di allevare gli storioni, ma alla fine del 1988, riesce addirittura ad ottenere la prima riproduzione di questa specie, e quindi di fatto a rendere possibile il ripopolamento della stessa.

Dopo questa impresa anche le quattro regioni bagnate dal Po si sono attivate con iniziative e progetti atti a ripopolare di storioni il Po ed i suoi principali affluenti, sfruttando cofinanziamenti della Comunità Europea.

BARRIERA aggiratA

Uno degli ostacoli più grossi da superare, per quanto riguarda il Po ed i suoi affluenti, era però la diga di Isola Serafini (Piacenza), costruita alla fine degli anni Cinquanta da Enel per produrre elettricità, che di fatto impediva la risalita degli storioni per la loro riproduzione. Dopo molti studi il problema è stato risolto ingegneristicamente con la creazione di un corridoio di passaggio inaugurato nel marzo del 2017.

ACQUACOLTURA

Con la felice esperienza bresciana del progetto di Giacinto Giovannini, l’Italia è stata tra i primi paesi a sviluppare la storionicoltura. Fra le esperienze di maggiore successo italiane e mondiali, va ricordata quella portata a termine da Agroittica Lombarda di Calvisano, sempre nella Bassa Bresciana, che ha sviluppato e migliorato l’allevamento dello Storione per la carne, scegliendo come specie lo storione bianco di origine nord americana, diventando così azienda leader mondiale sia nella produzione della carne che del caviale (28/30 tonnnellate di prodotto all’anno).

La produzione principale avviene a Calvisano, dove Agroittica lombarda dispone di ben due allevamenti per un totale di sessanta ettari di superficie. Può inoltre disporre della produzione di un terzo allevamento di 20 ettari sito a Cassolnovo (Pavia), un ex allevamento di trote condotto dalla famiglia Mandelli, modificato su iniziativa dei figli di Giacinto Giovannini e con la collaborazione commerciale di Agroittica, e che ora produce storioni e caviale.

Agroittica dispone anche di altre specie di storioni fra cui esemplari di storione ladano, condizione favorevole per avviare l’opera di ripopolamento. —





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