L’America pericolosa di Winding Refn
A guardare i suoi film e il suo passaporto danese, è facile pensare a Nicolas Winding Refn, il premiato regista di «Drive», il visionario di «Neon Demon» a un artista maledetto, un incrocio tra l’istrionico Lars von Trier e l’ossessionato David Lynch. Già, perché nonostante sia nato a Copenhaghen, il regista che a Cannes ha portato venerdì sera due episodi della sua prima serie americana «Too Old to Die Young» (da giugno su Amazon Prime) è cresciuto a New York e di cultura americana appare intriso sempre più profondamente.
Come si sa «Too Old to Die Young» è nato in pochissime settimane di scrittura a quattro mani tra l’autore e il suo sceneggiatore di fiducia Ed Brubaker e, proposto ad Amazon, ha avuto il via libera a tempo di record nonostante le strane regole imposte alla produzione: 10 puntate per 16 ore di narrazione, ma senza nessun vincolo di durata dei singoli episodi che, a modo loro, sono in effetti film compiuti a tutti gli effetti. Ciò spiega la tranquillità con cui Winding Refn ha potuto estrapolare il quarto e il quinto episodio, togliendo ai privilegiati di Cannes il gusto dei passaggi iniziali del viaggio verso l’inferno del protagonista, il poliziotto Martin.
«Quando ho capito le potenzialità di questo nuovo modo di raccontare – spiega – non ho avuto un momento di esitazione. Già con Pusher avevo avuto bisogno di tre film per dipanare al meglio i percorsi dei miei personaggi e raggiungere la giusta temperatura narrativa. Adesso, con 16 ore a mia disposizione, mi sono sentito finalmente realizzato». —
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