La Nuova Ferrara

IL FILM 

Con il suo “A Hidden Life” Malick tiene fede alla sua visione del cosmo

Con il suo “A Hidden Life” Malick tiene fede alla sua visione del cosmo

Il regista americano racconta per una volta una storia vera senza ricorrere ai consueti  salti temporali

2 MINUTI DI LETTURA





Con A Hidden Life, dramma sulla seconda guerra mondiale di Terrence Malick in corsa al Festival di Cannes, il regista filosofo torna sui suoi passi e racconta una storia vera, continua, senza sbalzi temporali. Non rinuncia però alla voce fuori campo, al suo coro tragico-metafisico di sempre, per raccontare, attraverso una storia di disobbedienza il non senso di tutto, l’assenza di Dio o ancora la presenza di un Dio malvagio che «quando ha creato questo mondo ha creato il male».

Di scena una storia cristologica con protagonista August Diehl nei panni di Franz Jägerstätter, obiettore di coscienza della seconda guerra mondiale che fu beatificato nel 2007. Ovvero un contadino austriaco, fervente cattolico, che visse nel borgo di Sankt Radegund e nel 1938 all’arrivo dei nazisti fu l’unico del suo paese a votare contro la Anschluss, l’annessione alla Germania di Hitler. Scoppiata poi la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943 si rifiutò di arruolarsi nell’armata dell’Asse e anche di entrare nell’esercito in ruoli di complemento perché questo implicava una cosa per lui impossibile: giurare fedeltà ad Hitler.

Malick segue questo personaggio insieme alla devota moglie e alle loro tre deliziose bambine nella vita nei campi tra le montagne. Tante scene della loro felicità e del candore di quest’uomo puro, ma per niente fragile in quanto a convinzioni. Un uomo che alla fine sceglie il martirio (fu ghigliottinato dal Terzo Reich nel 1943) pur di non abiurare, pur di non mettere una semplice firma che poteva salvargli la vita e farlo tornare all’amore dei suoi cari.

Malick anche questa volta gioca con i registri di sempre, quelli in cui è maestro, facendo in questo A Hidden Life una sorta di testamento estetico a futura memoria. Intanto foto di una natura spettacolare (sempre al limite dell’effetto cartolina) in cui gli uomini sono piccoli piccoli, proprio come capita in quella cultura romantica a cui Malick attinge a piene mani. Troviamo così i personaggi di spalle di Friedrich, la musica classica più spirituale e poi il sostegno, grazie alla voce fuori campo, delle ragioni come dei dubbi del protagonista che alla fine va avanti nella sua disubbidienza. («fai quello che pensi sia giuNel cast anche Bruno Ganz nella sua ultima interpretazione. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google