La Nuova Ferrara

Grossman all’Abbado «I miei personaggi?Mi arrendo a loro e inizio a scrivere»

Samuele Govoni
Grossman all’Abbado «I miei personaggi?Mi arrendo a loro e inizio a scrivere»

Lo scrittore israeliano ospite d’onore della giornata ferrarese «Letteratura e arte ci consentono di uscire dall’io sbagliato»

3 MINUTI DI LETTURA







Gian Maria Volonté quando doveva dare vita a un personaggio partiva dalla camminata, cercava la postura, il movimento. Diceva che partendo dall’andatura riusciva a costruire poi tutto il resto: il carattere, il temperamento, le sfumature, le contraddizioni. Anche David Grossman, scrittore israeliano che ieri pomeriggio al Teatro Comunale Abbado di Ferrara ha chiuso la Festa del libro ebraico, ha confessato di partire da lì: dal gesto. «Cerco di identificarmi fisicamente con il mio personaggio, cerco di capire come si muove, come cammina, come tiene le mani». È cominciata così la conversazione tenuta con la direttrice del Meis, Simonetta Della Seta, che, domanda dopo domanda, ha scavato nell’opera e nella lingua dell’autore.

personaggi

«Durante la scrittura di Qualcuno con cui correre, mi sono bloccato spesso perché non riuscivo a individuare la presenza fisica di Tamar (la protagonista, ndr). Sapevo solo che era una ragazza poco più che adolescente e che era dura e tenera allo stesso tempo ma non riuscivo a darle corpo. Così rimandavo. Un giorno, poco fuori Gerusalemme, ho visto il profilo di una giovane che avrà avuto 16 o 17 anni e - racconta Grossman - mi è bastato vedere la sua mascella per capire che aveva in sé le caratteristiche che cercavo. Non mi sono avvicinato, non ho ascoltato la sua voce, sono tornato a casa e ho iniziato a scrivere: avevo il mio personaggio». Considerato uno dei più grandi scrittori contemporanei, noto per il suo stile semplice ed avvincente, Grossman, nel corso dell’incontro, ha spaziato dai romanzi alle storie per bambini, dalla lingua ai retaggi d’infanzia.

come un radar

«Quando scrivo ho bisogno di vedere ciò di cui voglio scrivere e divento come un cacciatore, come una specie di radar: vedo ciò che cerco. È come se la realtà mi venisse in contro, la riconosco e inizio a scrivere», spiega Grossman. Ma non è sempre facile o immediato come percorso. Per esempio, prima di iniziare a scrivere A un cerbiatto somiglia il mio amore, in cui racconta di una madre che si mette in viaggio per salvare il figlio impegnato in un’incursione militare, ha scritto una lettera. «L’ho scritta a Orah (così si chiama la protagonista del romanzo, ndr) e le ho chiesto: “Perché non ti arrendi?”, ma in quel momento ho capito che ero io che dovevo arrendermi a lei».

io interiore

«Ho capito - prosegue lo scrittore - che in noi c’è la possibilità di essere molti; certo, bisogna scavare, andare in profondità. È un gioco importante che ci dà la possibilità di essere persone diverse, di vivere altre vite; è un gioco che apre la nostra anima». «La letteratura e l’arte - aggiunge - consentono di uscire da una corazza, da un io sbagliato per ritrovare l’io vero», come succede a Dova’le, protagonista di Applausi a scena vuota, che durante uno spettacolo di cabaret si accorge di essere diventato un altro rispetto a ciò che era.

come un fiume

Grossman, tradotto in svariate lingue in tutto il mondo, continua a scrivere in ebraico. «Sono orgoglioso di usare una lingua antica di quattromila anni perché è come un fiume e sul suo letto si depositano le espressioni, le parole e le tradizioni di chi è venuto prima di me e - conclude lo scrittore - penso sia un grande privilegio». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google