Cloister dice basta «Volevamo un posto alla portata di tutti Non siamo stati capiti»
La galleria d’arte dopo quasi quattro anni ha chiuso i battenti Il direttore Davì: è finita, poca gente in giro e tanti pregiudizi
Le saracinesche non le ha mai avute Cloister Galleria d’Arte perché non voleva chiudersi e tradire la propria vocazione di spazio aperto ma recentemente ha comunque dovuto abbassarle, complice la crisi che coinvolge il commercio a Ferrara e complici, a detta del direttore della galleria Alessandro Davì, «le convinzioni di una città di provincia».
quattro anni dopo
Ha resistito fino allo scorso aprile l’associazione artistica no profit che aveva aperto il 15 dicembre del 2015 con la mostra di Paolo Pallara, ricorda il direttore, e che in questi anni ha ospitato artisti locali e internazionali, allestito trentasette mostre e organizzato più di trenta eventi collaterali all’interno di uno spazio polivalente ch, racconta Davì, «al piano terra ospitava un parrucchiere e l’enoteca, quelle attività profit, cioè, che avrebbero dovuto mantenere le attività no profit del piano superiore».
E i primi mesi la galleria ha funzionato, era piaciuta molto a ferraresi e turisti, «era forse una novità, la gente entrava e – continua il direttore – nel tempo abbiamo ampliato la galleria, abbiamo aperto tutte le finestre sul retro, abbiamo costruito l’enoteca e la distesa di legno sul retro spendendo – sottolinea il direttore – 70mila euro senza alcun aiuto dal Comune, che comunque non avevamo chiesto».
un luogo per tutti
Davì racconta poi di non aver mai voluto mettere le saracinesche e rivendica la volontà sua di aprire una galleria a Ferrara dicendo: «Avevo la possibilità di aprire da un’altra parte ma ho scelto la mia città», e sottolinea il contributo della galleria al progetto di rigenerazione urbana di una zona come quella di piazza Gobetti: «Abbiamo illuminato una piazza difficile che non è tanto diversa dalla Gad». Ma a Ferrara «non c’è spazio per tutti» dice Davì, e pian piano sono sorte le prime difficoltà economiche e hanno cominciato a susseguirsi quelle giornate senza nemmeno uno scontrino non certo in sintonia con i costi molto elevati degli spazi. «In questa città – dice rammaricato – si lavora bene due giorni alla settimana perché mancano le persone, se guardi fuori dalle finestre il centro storico è praticamente deserto e di conseguenza le attività hanno molte difficoltà». Il direttore racconta anche di aver provato ad andare avanti finanziando di persona la galleria, «siamo andati avanti altri tre mesi adibendo tutto lo spazio a galleria d’arte che era la mia volontà iniziale, ma i costi erano elevatissimi e non sostenibili».
troppi pregiudizi
Hanno poi influito sulla chiusura, secondo il direttore, le convinzioni errate dei potenziali avventori: «Siamo rimasti incastrati in mezzo a due stereotipi: da una parte il pubblico potenzialmente interessato all’arte non frequentava la galleria perché pensava fosse uno spazio “troppo provinciale” mentre l’altra fetta di pubblico credeva fosse una cosa d’élite, il risultato qual è stato? Abbiamo dovuto chiudere i battenti».
«Purtroppo - aggiunge - questi ultimi si sono accorti tardi che, al contrario, Cloister era uno spazio aperto a tutti, che puntava ad avvicinare tutti all’arte, in un luogo non convenzionale dove si poteva entrare liberamente. Cloister era diversa dalle piccole gallerie d’arte di Ferrara che sono spesso di nicchia, aveva l’obiettivo di parlare ad un pubblico ampio e invece... abbiamo dovuto chiudere». —
Giovanna Corrieri
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