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L’albero come emblema di libertà La rivoluzione incisa con i graffiti

Ines Ammirati
L’albero come emblema di libertà La rivoluzione incisa con i graffiti

Fino a domani aperta un’esposizione sulle piante come metafora di un’ideale In Castello ritrovati antichi lavori raffiguranti l’arrivo dei francesi in città nel 1796

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Si può immaginare la “Libertà” in molti modi, c’è chi l’ha vista come una dea dalle fattezze di donna, chi come una bianca colomba, chi ancora come una catena spezzata. A Ferrara c’è chi, come il professor Luigi Davide Mantovani, si è appassionato alla visione settecentesca della libertà come albero, come ci ha voluto dimostrare nella mostra da lui curata al Museo del Risorgimento e della Resistenza (in corso Ercole I d’Este) dal titolo “L’Arborea Metafora. L’Albero della Libertà del Castello Estense”.

la storia

Appena entrati nella sala concessa alla mostra, ci si rende immediatamente conto di quanto la metafora giacobina dell’albero sia particolarmente calzante quando si parla di libertà. Come le profonde radici dei cedri del Libano guidano i visitatori nel Parco Massari, così le lunghe radici della libertà hanno portato la Rivoluzione francese nel Castello Estense, dove sono rimaste nascoste fino al 1995, quando sono tornate alla luce grazie ad una fortuita scoperta. Come racconta lo stesso professor Mantovani, durante alcuni lavori di restauro del Castello, nella parete di una stanza a volte del piano ammezzato, nei pressi della Torre Marchesana in passato adibita a prigione, sono stati scoperti alcuni graffiti. Le immagini, in nero e rosso, rappresentano un Albero della Libertà protetto da un soldato in divisa del periodo del governo francese cisalpino e, intervallata dal varco di una porta realizzata in tempi successivi, la scena di una fucilazione di un condannato, ai piedi di una croce, con un corteo di incappucciati in preghiera.

Con l’obiettivo di ricostruire la storia di quel misterioso graffito, è iniziata così una ricerca tra gli archivi risalenti al periodo giacobino, che ha fatto riemergere la storia di una Ferrara protagonista, seppure ai margini, dei moti rivoluzionari che hanno scosso l’Europa della fine del ’700. Dietro a quell’albero divenuto l’emblema della Rivoluzione, non si nasconde infatti solo un racconto che, dalla Svizzera all’Inghilterra, passando per Olanda e Germania, riguarda tutti i cittadini che abitano il suolo europeo, bensì la storia di una piccola città padana divisa tra poli opposti.

i francesi qui

Se da una parte, come testimoniava l’erezione del monumento a Napoleone nell’attuale piazza Ariostea, i ferraresi hanno accolto con orgoglio l’arrivo dei francesi il 21 giugno del 1796, dall’altra il graffito ci permette di scoprire il loro spirito antirivoluzionario nell’emblematica figura di don Pietro Maria Zanarini, fucilato nel 1798 per aver abbattuto due Alberi della Libertà, dopo essere stato giudicato da un tribunale che aveva sede nel Castello Estense.

Grazie a don Pietro sono così tornate alla luce le storie di altri personaggi che si sono opposti con fermezza ad una rivoluzione i cui ideali celavano le sue sempre più evidenti fattezze di regime totalitario, come il cardinale Mattei, arcivescovo di Ferrara, che, una volta fatto prigioniero, divenne uno strumento dello stesso Napoleone nel corso della trattativa per il concordato con lo Stato della Chiesa, o Alfonso Muzzarelli, teologo e gesuita ferrarese, il quale si professava reazionario ancora prima dell’arrivo delle truppe francesi.

Tutte queste sono le grandi storie che Davide Mantovani - in collaborazione con il Comitato ferrarese dell’Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, l’Associazione Ferrariae Decus e la Fondazione Ferrara Arte -, attraverso stampe, manifesti, libri, manoscritti inediti e medaglie racconta in “L’Arborea resistenza”. L’esposizione al museo cittadino è aperta al pubblico fino a domani. —

Ines Ammirati

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