Una fitta matassa chiamata vita Missiroli alle prese con la “Fedeltà”
Lo scrittore riminese nella cinquina finalista, è già stato premiato dai giovani Alla continua ricerca di equilibrio: «La letteratura deve andare oltre il primo velo»
Per intitolare il romanzo che qualche giorno fa gli è valso il Premio Strega Giovani, Marco Missiroli ha scelto una parola sofferta, che trattiene l’elisir per non soccombere allo scorrere del tempo, alla sua corruzione. Fedeltà, edito da Einaudi, è entrato anche nella cinquina finalista dello Strega il cui vincitore sarà annunciato il prossimo 4 luglio.
contro le apparenze
Dopo Atti osceni in luogo privato continua la battaglia dello scrittore riminese contro le apparenze e lo fa scostando le tende dalle finestre di una qualsiasi famiglia italiana. «La letteratura deve assolutamente andare oltre il primo velo che ci viene propinato – spiega Missiroli – troppo spesso assistiamo alla vita e non la viviamo. Con Fedeltà, in particolare, ho cercato di azzerare il grado di separazione tra ciò che potrei raccontare edulcorando e ciò che accade davvero».
La quotidianità di ciascuno spesso è molto più normale di quello che si crede, o meglio, che si riesce ad ammettere, benché si riservi alla normalità un senso straordinario. Sofia Casadei, la protagonista più giovane, è l’unica a sacrificare il proprio futuro per sottrarsi alle abitudini di Carlo Pentecoste, alla sua noia. «Sofia è uno dei personaggi che ha più margine di coraggio, perché invece di arrendersi alla Milano dove tutti sono rimasti, abbandona gli studi e torna dove chiunque avrebbe avuto paura di tornare, alle sue origini. Ma solo all’apparenza: non ripiega e prende il largo ricominciando dalla dimora dei suoi affetti, che caratterizza la ferramenta di famiglia. Non è l’antidoto di Carlo o per Carlo, il professore al quale si lega, ma è forse la miccia che tenta di disintegrare l’inerzia in cui era finito. Sofia è il detonatore della realtà circostante perché rimane coerente con la sua parte più profonda». Negli anni il contatto tra i due avviene tramite i libri che la ragazza gli spedisce in maniera anonima, gli stessi che piacciono a Missiroli – come Sylvia di Michaels o La paga del sabato di Fenoglio – senza tralasciare che Sofia è di Rimini e la ferramenta in questione esiste sul serio.
le proprie verità
«A un certo punto del suo percorso uno scrittore non deve più temere il peso delle proprie verità, lasciandosi trasportare dall’immaginazione e assumendosi il rischio di confondere la memoria con l’invenzione». Margherita, pur di sistemarsi con Carlo e mettere su famiglia, accetta il cosiddetto “malinteso” per poi cedere alla medesima deriva e tradirlo con Andrea, il fisioterapista ardente.
«La sua insicurezza non dipende dal suo passato o dal rapporto di coppia, ma riflette il mondo in cui vive. Ella comprende sulla sua pelle che i rapporti non sono più scontati, non lo sono mai stati, e manda tutto all’aria per mettersi in gioco. È questo che importa, è una donna che azzarda e rimane nel purgatorio dei sentimenti per poi dimostrare a se stessa che può ancora nascere qualcosa da quella specie di fedeltà che le aveva trasmesso il padre». Infine c’è Anna, mamma di Margherita e con un trascorso a lei analogo, che si è persino rovinata il ricordo del marito per aver fatto buon viso a cattivo gioco nei confronti del suo tradimento. «A differenza della figlia, Anna ha ottenuto la libertà in concomitanza con lei. Rappresentano due storie di liberazione, perché dopo la morte del marito può finalmente affrontare ciò che aveva tenuto a lungo fuori dai suoi pensieri».
fedeltà e lealtà
Pagina dopo pagina pare che restare fedeli a sé non permetta di esserlo con gli altri, o comunque limiti gli individui in uno dei due sensi, come se la ricerca di un equilibrio fosse una contraddizione insolvibile. «L’equilibrio dipende da quanto siamo resistenti e da quanto il compromesso sia concepibile e accettabile dal nostro cuore. Fedeltà e lealtà non sono sinonimi: se la prima dipende dalla nostra interiorità la seconda si avvale di norme esterne, relative a valori comuni che regolano il contesto sociale. La fedeltà conduce sempre a uno screditamento di sé o degli altri e allo smantellamento della nostra educazione di partenza».
L’erede di decenni di incoerenza, dell’incapacità di non riuscire a sostenere fino in fondo né i propri desideri, tanto meno quelli altrui, è il figlio di Carlo e Margherita che, non a caso, fatica a comunicare. «Lorenzo assorbe i loro peggiori silenzi, ma di più, quelli di un’epoca intera. È la testimonianza pulsante di quanto l’egocentrismo dei genitori possa nuocere ai figli e solo la nonna Anna, che se ne rende conto, riuscirà a sbloccarlo».
Missiroli, affidandosi alla sua sensibilità, persevera nella scelta di un microcosmo relazionale: i molteplici punti di partenza sono le piccole verità individuali, ovvero le risposte che i “suoi” sono riusciti a darsi allo specchio per definire la realtà condivisa. Missiroli intreccia le singole luci domestiche in un racconto corale, sino a rendere una costellazione che brilla della sua stessa complessità. —
Matteo Bianchi
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