La Nuova Ferrara

Una Madonna politica con Madame X «Risposta al Medioevo in cui sprofondiamo»

Luca Dondoni
Una Madonna politica con Madame X «Risposta al Medioevo in cui sprofondiamo»

Incontro con la star del pop che presenta nuovo album e tour live Il via da New York, poi l’Europa, ma non l’Italia: «Non è colpa mia» 

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L’INTERVISTA



«Avrei voluto cantare alla Scala di Milano ma non mi hanno voluta. Lì non vogliono gente come me».

È una Madonna versione tranchant quella che incontriamo a Londra al tavolo di un club privato a due passi da Hyde Park per conoscere il nuovo album Madame X.

Un album che offre, oltre alla versione standard, una Limited Edition Deluxe con 3 bonus track intitolate Funana, Back That Up To The Beat (prodotta anche da Pharrell Williams) e Ciao BellaMadonna è pronta a partire per la stagione dal vivo. Dopo aver riempito nella sua carriera palazzetti e stadi i prossimi concerti si terranno esclusivamente nei teatri. Il tour prenderà il via il 12 settembre dalla BAM Howard Gilman Opera House a New York per poi proseguire a Chicago, Los Angeles, Las Vegas, Boston, Philadelphia, Miami Beach. Nel 2020 arriverà in Europa facendo tappa a Lisbona, Londra, Parigi ma «per ora non c’è l’Italia e non è colpa mia».

Ci permettiamo di consigliarle il San Carlo di Napoli, così ricco di storia e bellezza: «Ci penserò e ne parlerò con i miei manager».

Alcun siti mettono in dubbio l’interesse del pubblico e sarebbero ancora disponibili parecchi dei biglietti che vanno dai 341 Euro delle balconate ai 6233 delle prime file È vero?

«Il 90% dei biglietti sono venduti. Per ogni spettacolo ci saranno 400, forse 500 spettatori così da poterli guardare negli occhi, toccarli. Sul palco ballerini, musicisti, scenografie studiate apposta per Madame X, il nomignolo che mi ha dato la coreografa Martha Graham quando frequentavo la sua scuola di danza a New York. Mi vestivo sempre senza gli abiti che ci obbligavano a mettere e un giorno disse che per la mia personalità anarchica mi avrebbe soprannominata Madame X».

In copertina il titolo Madame X è un filo nero che le cuce la bocca. Come mai?

«Mia madre morì quando ero piccola e la vidi per l’ultimo saluto dentro la bara. Aveva la bocca cucita, una volta si faceva così, quell’immagine mi è rimasta impressa e l’ho riportata tale e quale così come la tinta nera dei capelli, mamma era così».

La benda da pirata sull’occhio?

«Me la sono inventata come fosse il lascito di un sequestro: mi sono ispirata alle vicende di Ingrid Betancourt rapita nel 2002 dalle FARC e al libro Avventure di una ragazza cattiva di Vargas Llosa».

Madame X è forse il suo album più politico, come mai?

«È la migliore risposta che ho al Medioevo in cui stiamo sprofondando. Il mondo sta andando terribilmente indietro. E non ci sono abbastanza voci critiche. Quante celebrità hanno davvero il coraggio di usare la propria voce per fare la differenza? Marvin Gaye, Bob Marley o John Lennon hanno registrato dischi fortemente politici. Oggi io vedo tanti famosi che provano solo a essere più famosi. Invece è giusto raccontare la propria visione del mondo. Ciao Bella è un omaggio alla vostra Bella Ciao, una sorta di tributo alle mie origini italiane e all’inno partigiano. Lo faccio in duetto con Kimi Djabate che viene dalla Guinea Bissau e canta in madrelingua».

Giovanna d’Arco è una delle icone dell’album. Lei continua a lottare per la causa femminile?

«Certo, oggi le donne sembrano più libere di vestirsi come diavolo vogliono, di presentarsi in un modo finalmente poco conforme agli stereotipi maschili. Ma in realtà il modello è sempre uno e dettato da una società sessista e misogina. Invece devi capire la cosa più importante di tutte: l’unica musa che ti serve sei tu».

Con la nuova agente Kelly Novak la strategia di comunicazione è fortemente orientata sui social network. Non passa giorno senza che lei pubblichi un post con un balletto, una frase, un annuncio.

«I social sono la rivoluzione di questi anni. Per chi fa il mio mestiere è importante capirne e sfruttarne il linguaggio. Purtroppo spesso la paura di prendere una posizione è più forte del desiderio di avere più follower su Instagram».

Però si dice che ai suoi figli non abbia mai dato il telefonino. È vero?

«Per proteggerli anche se è impossibile che ne facciamo a meno. Oggi sono tutti chini e persi nello schermo del telefono. È una catastrofe. A livello sociale ma anche creativo. Come fai a sviluppare una tua personalità, un tuo talento con tutto il rumore che c’è là dentro?»

Quattro anni fa lei applaudiva Papa Francesco definendolo aperto, evoluto, moderno. È ancora dell’idea?

«Ne sono ancor più convinta. Ciò che ha fatto in questi anni me lo rende sempre più simpatico. E sono sempre credente: Dio è naïf, esserlo aiuta il genio e infatti ha aiutato molto anche me».

Al regista di Bohemian Rhapsody, Brian Singer, piacerebbe curare un BioPic su di lei.

«Lo ringrazio, ma no. Sono l’unica che può fare un film su se stessa sia come regista che come attrice; non lo lascerei fare a nessun altro. Noi artisti dobbiamo essere manager del nostro talento perché non ne siamo i proprietari. Solo così si può durare a lungo».

Come vede questo momento storico?

«In momenti di crisi e povertà, le persone tendono a essere estremamente spaventate e a dare la responsabilità di tutto agli altri, agli immigrati, ai diversi, agli strani, a tutto ciò che non gli somiglia. Lo canto in Dark Ballet: il nemico non è esterno ma dentro di te. Avete presente Trump? Ah tra l’altro ho appena visto “Loro” il film su Berlusconi, lei l’ha visto»?

Be’ noi quel film lo abbiamo vissuto dal vivo ma ora è il momento di Salvini. Lo vuole provare?

«No, grazie». —



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