La Nuova Ferrara

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Viaggio fra teche e reperti del passato E si trova l’empatia tra uomo e natura

Monica Bracardi
Viaggio fra teche e reperti del passato E si trova l’empatia tra uomo e natura

Al Museo di storia naturale il nuovo allestimento con le opere macro e micro di Carrà e Capponi

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“L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”, firmato Marcel Proust. I musei di storia naturale sono luoghi fantastici: animali impagliati, contenitori di vetro che conservano creature in formalina, rocce sfavillanti, fossili, scheletri e ogni altro genere di mirabilia.

il patrimonio

In Francia, Inghilterra, Germania e Stati Uniti sono considerati vivai di conoscenza. In Italia non godono della stessa fortuna e neppure degli stessi finanziamenti. Non c’è bambino al mondo che, entrando in questi luoghi, non entri in empatia con l’ambiente che lo circonda e se non ci si orienterà verso un meta–museo, ovvero collegare in rete le varie collezioni, la vita di questi luoghi rischia di essere brevissima. E, come sembra ormai accertato, anche la vita sulla terra, per come la si conosce.

Eppure in questi musei la certezza di consapevolezza e di eternità viene messa a dura prova. “Non vinceremo mai la battaglia di preservare specie ed ecosistemi se non creiamo un legame emotivo tra l’uomo e la natura. Perché nessun uomo salverà mai quello che non ama”. Questa frase del biologo e storico della scienza statunitense, Stephen Jay Gould, posta sul muro di ingresso del Museo di storia naturale di Ferrara, è un monito che ci ricorda che ogni volta che la scienza offre una diversa visione del mondo, cambia tutto. Cambia l’arte, la musica, la filosofia, la religione.

museo ferrarese

Il museo di Ferrara è per l’appunto un campo di esperienza, con un ragguardevole numero di visitatori (20mila nel 2018), sia per la sede che lo ospita (un edificio progettato dall’architetto Carlo Savonuzzi negli anni Trenta del secolo scorso in stile razionalista), sia per i materiali esposti e per i tanti non esposti per motivo di spazio.

Il museo ha di recente vinto il bando regionale Io amo i Beni culturali con il progetto “Animali sparuti spariti”, a cura degli studenti del Dosso Dossi. Attraverso un percorso di visita e una serie di elaborati grafico-visivi viene spiegato il concetto di estinzione e salvaguardia della specie.

la mostra

Il responsabile del museo, Stefano Mazzotti, è convinto che arte e scienza siano un binomio perfetto e per questo, confermando la collaborazione con l’associazione ferrarese no profit Mlb, si inaugura domani alle 18 la mostra “Nel paese della meraviglia. Viaggio fantastico tra il micro e il macro”. Gli artisti ospitati sono Barbara Capponi e Marcello Carrà. Quando Alice, nel capolavoro di Carroll, inizia il suo viaggio nel paese delle meraviglie si trova a dover scegliere quale pezzo di fungo deve mangiare: uno le servirà per diventare grande, l’altro per diventare piccola. Da questo dilemma nasce forse la scelta degli artisti che ci offrono entrambe le soluzioni.

le opere

Per Carrà, l’opera più impattante, quasi una sfida, è quella di una cavalletta di otto metri che viene incontro allo spettatore dal fondo della sala.

L’opera si potrebbe chiamare “Il volto misterioso e inquietante della cavalletta”, animale mite e poco considerato che qui trova la sua occasione di trionfo. Così come nei “Retablos on the loos” della Capponi, la scelta artistica della piccola dimensione delle teche (20 centimetri di lunghezza per 8 di altezza) che contengono diorama di animali e personaggi umani, vuole suscitare solo complice giocosità o piuttosto inchiodare l’attenzione a ciò che non si vede, fondendo ironiche didascalie alle immagini e presentandoci temi seri sotto veste di intrattenimento. L’artista definisce i suoi micro universi “parchi naturali dell’anima”, piccoli ex voto laici da portarsi appresso, giocattoli per non dimenticare altri mondi e la nostra porzione di infanzia da tenere viva e vegeta. Il luogo dell’infanzia è molto più “crudele” di quanto gli adulti vogliano far credere ai bambini.

gincana visiva

Questo gioco di dimensioni delle opere dei due artisti in mostra, dal macro al micro, costringe il visitatore ad una gincana visiva, che si ritrova anche negli altri tre lavori su carta di Carrà.

Utilizzando in questo caso una carta ingiallita e quadrettata come quella dei quaderni dei bambini, Carrà disegna animali non del tutto reali e li fa galleggiare in un testo di fantasia infantile che fissa l’animaletto un po’ disorientato (accostato alla sua versione in ceramica vetrificata) in una posa buffa e familiare. Ma si sa la scienza è difficile. Lo è nel percorso di ricerca, nelle soluzioni, nelle scelte da intraprendere, nella tenacia costante che richiede per progredire. È un inarrestabile “work in progress” come titola un’opera della Capponi ma è anche un monito, sempre chiosando il titolo di un lavoro della Capponi: “Deluso dagli uomini, la seconda volta Dio si rivolse ai castori”.

Peccato che il museo ferrarese non sia incluso nei tour turistici consigliati. Bisogna cascarci dentro, come Alice nella buca all’inseguimento del coniglio bianco, per essere trascinati in un vortice di avventure fantastiche. —

Monica Bracardi

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