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Lucrezia Borgia, la cattiva ragazza che conquistò il cuore di Ferrara

Micaela Torboli
Lucrezia Borgia, la cattiva ragazza che conquistò il cuore di Ferrara

Il 24 giugno 1519 la morte della duchessa, da femme fatale e avvelenatrice a donna di corte e chiesa

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Notte di San Giovanni, 23 giugno 1519. Cinque secoli fa. In quella data, si sa, accaddero eventi che la tradizione vuole densi di ombre, magia, prodigi.

l’ultima notte

È l’ultima, calda notte nella vita di Lucrezia Borgia, sposa di Alfonso I d’Este, che era il suo terzo marito, lei la seconda moglie del duca. Un calore solo atmosferico, nessuna malizia è più possibile anche se si parla della Grande Peccatrice, perché nella sua stanza del convento del Corpus Domini, nel quale è di casa e lì ha scelto di partorire, il gelo della morte aleggia nell’aria. Lucrezia permea anche ai suoi tempi l’immaginario collettivo con il ruolo di donna fatale.

Se fosse davvero avvenente come si diceva, non sappiamo, perché nessuno dei presunti ritratti pittorici esistenti la raffigura con sicurezza, ed il suo viso ci è tramandato da immagini elaborate su metallo, ovvero medaglie e le famose targhe votive d’argento che furono eseguite dall’orafo Lelj da Foligno.

La morente duchessa di Ferrara ha dato alla luce qualche giorno prima la piccola e debole Isabella Maria; avrà vita breve. Si pensa che Lucrezia abbia concepito almeno 15 gravidanze, tra complete e aborti, l’ultima le sarà fatale.

la nobildonna

Ha 39 anni, è nata a Subiaco nel 1480, sotto il segno dell’Ariete. A parte la neonata, tremano per lei i quattro figli estensi, ancora piccini: Ercole (11 anni), Ippolito (10), Eleonora (4), Francesco (3). Rodrigo, che ha avuto dal primo marito Alfonso d’Aragona, era mancato nel 1512, e il misterioso Infante Romano, Giovanni Borgia, nato nel 1498, e che ancor oggi non si sa collocare con precisione nel passato di Lucrezia (ma forse suo figlio e di paternità incerta), era invece ancora vivo.

In poche ore la sua salute svanisce e Lucrezia muore il 24 giugno. È sepolta nello stesso monastero in cui morì e la sua tomba non è stata ancora dissuggellata. Peccato, perché da tombe di personaggi illustri è stato possibile avere contributi fondamentali per la storia e le scienze (si pensi agli studi paleopatologici).

Il sacello di Lucrezia, che ospita anche le spoglie del marito ferrarese, nonché i resti dei neonati Alessandro ed Isabella Maria, vissuti solo per poco, cela i suoi misteri, che si spera un giorno vengano svelati.

I sudditi estensi e gli adoratori la rimpiansero: basti pensare ad un grande intellettuale come Pietro Bembo, che scrisse pagine ispirate su Lucrezia; ci sono ancora le lettere appassionate che si scambiarono. Amore platonico? Difficile a dirsi. Già provato dalla morte del padre Bernardo, occorsa meno di un mese prima, Pietro venne colpito assai da questo lutto, che lo privava di una amica venerata. Pare che la famosa ciocca bionda di capelli, che la tradizione vuole fosse di Lucrezia, sia stata trovata insieme alle ardenti missive dei due, conservate nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano e lì, da un secolo, viene esposta in una teca ingioiellata.

cinquecento anni fa

Nel 1519, Lucrezia è una sopravvissuta. Da quando è arrivata a Ferrara, anno 1502, sono mancati suo padre, papa Alessandro VI Borgia (1503), il fratello Cesare (1507), l’altro fratello Jofré (1517), sua madre Vannozza Cattanei (1518); il suo primo sposo, Giovanni Sforza, è spirato nel 1510.

Suo suocero Ercole I d’Este fin dal 1505 ha lasciato il ducato al figlio, e uno dei suoi presunti amanti, il marchese di Mantova Francesco II Gonzaga, cognato in quanto marito di Isabella d’Este, defunge qualche mese prima di lei, il 29 marzo 1519. Solo per fare qualche esempio. Lucrezia è stata una moglie amata, una duchessa sagace, una dama raffinata, senza macchia? Non importa. Un deciso revisionismo negli ultimi anni ha tentato, invano, di ripulire la memoria di quella donna speciale. Il richiamo di atmosfere osé e crudeltà è vincente rispetto a devozione, petrarchismo e sobrietà.

mille profili

Compunti e un filo bigotti, i partigiani del partito della Lucrezia in odore di santità storcono il naso, difendendo con ardore la nuova duchessa tutta corte e chiesa. Se abbiano torto o ragione non importa. È un partito perdente in partenza.

Ferrara vanta tra le sue stelle di notorietà mondiale due vere o immaginate lussuriose, popolari e sempre verdi, calamite per la cultura pop: la mite Parisina, traditrice dello sposo Nicolò III e per giunta incestuosa, bellissimi, giovani e sensuali il figliastro Ugo e lei, nulla però in confronto a Lucrezia, mix esplosivo di elementi rosa shocking, una Messalina in salsa rinascimentale cattolica romana. Queste risorse attraggono.

Pochi hanno le idee chiare su Lucrezia, e questo è un bene. Si rassegni chi la descrive donna di ben altra tempra, onesta (come la definivano i prezzolati poeti di corte), passando da una esagerazione all’altra. Non funziona. Il messaggio buonista è scivolato come acqua sul marmo e la sua figura resta a luci rosse nella fantasia della gente, che ha subodorato uno sbianchettamento sospetto della sua figura.

merce di scambio

Certo fu al centro dei progetti di “grandeur” borgiana grazie a una politica matrimoniale consueta all’epoca, ma non era pura e semplice. Moneta di scambio per i Borgia, che lucravano sulla sua pelle, ma qualche volta fece il loro gioco.

Oro, incenso e birra (o molto vino, niente mirra). Il nome Lucrezia, peraltro, pare derivi da “lucrum”, ovvero “guadagno”. Pregava tantissimo, certo, essendo figlia di papa/papà. Vizi privati, pubbliche virtù. Non era certo simile alla leggendaria Lucrezia dell’antica Roma, la quale, stuprata da Sesto Tarquinio, si suicidò perché le ripugnava l’onta del disonore che lei, pur innocente, avrebbe dovuto sopportare.

La Borgia era un’altra Lucrezia, donna del suo tempo. Neppure tutti i profumi d’Arabia cancelleranno l’odore pungente di sangue e di veleno che avrebbe emanato la sua piccola mano, si può dire parafrasando Shakespeare, che di donne superlative si intendeva. —

Micaela Torboli

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