La Nuova Ferrara

«Pontelagoscuro alla fine era una montagna di macerie»

Davide Bonesi
«Pontelagoscuro alla fine era una montagna di macerie»

La testimonianza dell’88enne Piva da 50 anni residente a Brescia Con la famiglia ogni domenica andava in bicicletta in gita sull’argine 

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il ricordo

Davide Bonesi

Fra le testimonianze dei bombardamenti di quella torrida estate del ’44 ecco quella lucidissima di Florio Piva, ferrarese doc dalla mente lucidissima, che all’età di 88 anni è su Facebook, guida l’auto e scrive tantissimi ricordi della Ferrara di una volta, anche se da mezzo secolo vive a Brescia. «Ma torno spesso nella mia città - dice Piva -, anche se la maggior parte dei miei amici ormai sono morti. Ogni volta, però, guardo cosa ritrovo e cosa non c’è più. Mi ritengo un sopravvissuto e visto che la mente è ancora lucida, da quando è morta la mia amata moglie metto nero su bianco tutti i miei ricordi: credo sia importante non dimenticare la nostra storia.

le bombe

Ecco, dei bombardamenti cosa ricorda? «Tutto, abitavo in via Cassoli e piangevo di paura ogni volta che suonava l’allarme antiaereo. Ricordo bene il primo, io e la mia famiglia andammo nel rifugio in via Giordano Bruno. La gente a volte non credeva ai bombardamenti, spesso suonava l’allarme ma gli aerei non passavano. Ma quella volta, quando siamo usciti, vedemmo che le bombe erano cadute dove ci trovavamo poco prima di nasconderci».

a ponte

Piva ricorda bene anche le bombe su Pontelagoscuro, le quali trasformarono il paese, distrutto una volta terminata la Seconda Guerra Mondiale. «Io e mio papà tutte le domeniche andavamo in bici a Ponte, era la meta domenicale delle maggior parte delle famiglie di Ferrara. Si andava là a guardare il grande fiume, il Po, si faceva un giro alla dogana, si mangiava al sacco o in una delle locande del paese e c’era chi suonava il mandolino. Erano anche gli anni delle prime fotografie, era bello, solo che le bombe lasciarono solo le ceneri. E così nel primo dopoguerra la passeggiata a Ponte era divenuta una sorta di malinconica curiosità, ci si recava per vedere di persona quello che altri raccontavano. Era quasi impossibile ricostruire a mente quello che c’era prima, non esistevano più i riferimenti. Pontelagoscuro era soltanto una montagna di macerie». —

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