Ritratto di un sognatore. Il viaggio di Brokken alla ricerca di Jungle Rudy: «Un uomo straordinario»
Lo scrittore sulle tracce di Truffino, esploratore italo-olandese che scelse la giungla e che non si voltò (quasi) mai indietro
Esploratore, pioniere, avventuriero, in una parola: sognatore. Il nome di Rudolf Truffino, olandese di origini italiane, per decenni riecheggia da una parte all’altra del mondo e arriva anche a Jan Brokken, scrittore e viaggiatore olandese che nel 1995 decide di mettersi sulle sue tracce. Di Truffino, ribattezzato “Jungle Rudy”, si dice che vive tra gli indios del Venezuela ascoltando Mozart e che dopo aver lasciato il Paese d’origine per Caracas (erano gli anni ’50 del secolo scorso), trova il suo eden nella Gran Sabana, sconfinato altopiano nel sudest del Paese. Il viaggio di Brokken è diventato un libro. Jungle Rudy, pubblicato in Italia da Iperborea nella traduzione di Claudia Cozzi, verrà presentato dell’autore giovedì a Bologna (Librerie.coop, ore 19.30) nell’ambito de I Boreali Nordic Festival. In attesa di incontrare il pubblico italiano, Brokken, racconta alla Nuova questa avventura letteraria certo di una cosa: «Tutto quello che ho imparato nella vita - dice - l’ho imparato viaggiando».
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Brokken, come ha scoperto Rudy Truffino?
«Me ne hanno parlato alcune persone e ho visto in lui la versione attuale di un avventuriero ed esploratore classico. Viveva nella Gran Sabana, in Venezuela. L’idea di partire e andare alla ricerca di una figura simile, in un luogo remoto nel cuore della foresta, dove non ci sono né strade né sentieri, mi ha entusiasmato. Mi ha fatto pensare: “Ehi, questa è una storia per me!”».
Cosa le è piaciuto di lui?
«Tutti, credo, abbiamo il desiderio di andare a visitare un luogo completamente sconosciuto e di avventurarci un una delle ultime parti vergini della Terra. Nel profondo delle nostre anime siamo tutti Rudy Truffino ma non abbiamo il coraggio di comportarci nel suo stesso modo. Non abbiamo il coraggio di lasciarci i nostri affetti alle spalle e decidere di non tornare mai al nostro luogo di nascita. “Il buon viaggiatore – dice un proverbio cinese che menziono in Jungle Rudy – sa dove sta andando; il perfetto viaggiatore dimentica da dove viene”».
Come è stato ricostruire la storia e la vita di questo avventuriero?
«Durante tutta la mia giovinezza ho desiderato vivere lontano dalle mie radici, ai tropici, in un ambiente selvaggio e straniero. Quando ho cominciato a viaggiare l’obiettivo principale era sempre lo stesso: andare lontano, lontano il più possibile. Ho vissuto per lunghi periodi all’estero ma non ho tagliato i legami con famiglia e amici però mi sono chiesto come sarebbe stato se lo avessi fatto. Ecco perché volevo incontrare Rudy , figlio di un banchiere olandese di origini italiane, che decise di lasciare tutto e per sempre».
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Così ha scelto di mettersi in viaggio.
«Esatto. Quando ero seduto sull’aereo verso Ciudad Bolivar tutte le domande che avevo in mente ruotavano attorno ad una canzone di Bob Dylan: “Come ci si sente, a essere da soli, senza la direzione di casa, come un completo sconosciuto, come una pietra rotolante” (Like a rolling stone, ndr). Sono partito credendo che Rudy fosse ancora vivo ma mi sbagliavo. Non c’era più e ho dovuto ricostruire tutta la sua vita».
Quale episodio della vita di Truffino l’ha maggiormente colpita?
«C’è stato un momento in cui Rudy avrebbe voluto tornare in Olanda. Si era innamorato di una donna olandese e per lei stava per abbandonare la foresta. Era completamente libero ma aveva trovato, innamorandosi, una nuova catena. Come ho scoperto questo? Tra centinaia di lettere che ho trovato nella sua stanza studio a Ucamia c’era una busta rigonfia con su scritto “riservato”; questo ovviamente ha stuzzicato la mia curiosità. La lettera era di Els, il suo indirizzo era scritto all’interno; l’ho trovata facilmente, vive ancora in Olanda, nello stesso posto. Non ha voluto incontrarmi ma abbiamo parlato per telefono e tramite corrispondenza. In questo modo ho scoperto una delle più belle (e disperate) storie d’amore che io abbia mai scritto. Tra la giungla e Els, Rudy ha scelto la giungla. Voleva perdersi in quel posto remoto, non c’era modo di tornare indietro per lui. Le cose stanno così: puoi uscire dal mondo civilizzato ma non rientrarci».
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Perché ha scelto di scrivere questo libro?
«Per non disperdere la vita di un uomo straordinario. Rudy fu salvato dai Pemon, una popolazione indigena che vive nella foresta. Sono riuscito ad incontrarli e ho scoperto che il loro punto di vista su quest’uomo bianco era molto diverso da tutti gli altri raccolti; anche da quello di sua figlia Sabrina. Ho dovuto ricostruire il carattere di Truffino e per farlo, ho seguito le indicazioni dei Pemon. Per loro era un estraneo e lo avevano “studiato” attentamente. Prima di lui non avevano mai incontrato un uomo bianco. Se non avessi scritto questa storia, oltre all’uomo, si sarebbe perso anche l’incontro tra le due civiltà».
Il suo “Anime baltiche” ha aperto tante finestre su una parte d’Europa sconosciuta, come è nato?
«Ho scritto Anime baltiche dopo Jungle Rudy ma, alla base, c’era sempre la stessa ossessione: tutto ciò che ascoltavo in Estonia, Lettonia e Lituania era nuovo per me. Era un viaggio completamente sconosciuto. Un viaggio di undici anni che ha dato alla mia vita, così come il mio soggiorno in Venezuela, un senso profondo, nobile e bello. Del resto, qual è lo scopo della vita? Stupirsi fino all’ultimo singhiozzo». —
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