Il vizio del potere Ascesa e caduta del politico Gary Hart
Una pagina di storia americana raccontata con un ritmo da inchiesta e con un incalzante storytelling cronachistico. Come si trasforma la politica in crime thriller con il regista Jason Reitman che riporta alla luce una vicenda che trent’anni fa aveva infiammato gli Stati Uniti e il mondo, ma da tanto tempo era finita nel dimenticatoio.
È la storia di Gary Hart, la sua rapida ascesa politica per la conquista della Casa Bianca e la sua altrettanto rapidissima caduta per colpa di uno scandalo sessuale, legato ad una sua presunta relazione extraconiugale con Donna Rice.
Il promettente e lanciatissimo candidato democratico alla presidenziali del 1988, il nuovo Kennedy per il suo modo di fare politica che trascinava la gente, finito invece in disgrazia per una storia di gossip. Anche questa è storia americana, in un periodo in cui non esistevano ancora internet in maniera diffusa e i social e la stampa e le tv nel bene e nel male avevano un peso devastante. Il film è un lungo racconto di quel breve lasso di tempo che passa dal trionfo alla sconfitta, dalla gloria alla vergogna. Chissà come sarebbe stato il mondo con Hart presidente. I sondaggi lo davano 12 punti davanti a Bush senior che poi ha avuto vita facile a sbarazzarsi del candidati democratico uscito dalla primarie, il poco carismatico e apatico Michael Dukakis, preso in giro pure nella saga della Pallottola spuntata. Per certi versi torna alla mente il film del 1972 di Michael Ritchie, “Il Candidato”, con protagonista Robert Redford, tra compromessi e colpi basi della campagna elettorale.
Hugh Jackman, uno degli attori più completi in circolazione che passa dai Miserabili di Hugo a Wolverine, è un credibilissimo Hurt, capace di evidenziare il dramma umano e politico del protagonista finito in disgrazia per una Donna. –
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