La Nuova Ferrara

il protagonista 

Mingardi, una vita per la musica L’artista bolognese in Ariostea

Samuele Govoni
Mingardi, una vita per la musica L’artista bolognese in Ariostea

Domani nella corte della biblioteca ariostea presenterà “Professione cantante” Nel libro ripercorre la sua carriera. Presenti aneddoti su Mina, Carboni e Guccini

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FERRARA. Andrea Mingardi nonostante i dischi, i concerti, i film, i libri e tutto quello che ha fatto in sessant’anni di carriera (sì il suo esordio risale al 1959) riesce ancora a stupirsi. Quando parla di canzoni, sue e altrui, si emoziona. Tra meno di un mese compirà 79 anni (1 agosto) e nonostante questo, Mingardi, non riesce a stare lontano dalla musica e dal palco. Quando ad aprile era venuto al Torrione di Ferrara per presentare la data zero di “E allora jazz...”, l’artista bolognese doveva affrontare un intervento al ginocchio. «Resterò seduto ma - aveva detto ridendo - riuscirò a cantare lo stesso». E chi c’era non può certo dire il contrario. Domani Mingardi tornerà in città, non per un concerto ma per un incontro coi lettori.

L’incontro

Nella corte interna della biblioteca Ariostea (via delle Scienze 17, ingresso libero), dalle 17.30, presenterà “Professione cantante” (ed. Pendragon). Il libro, scritto dallo stesso Mingardi, non è solo una biografia ma qualcosa di più: un viaggio, narrato nello stile schietto e divertente che caratterizza l’artista, attraverso i tanti anni trascorsi tra sale di registrazione e palchi, raccontandone le gioie, le frustrazioni, i mutamenti, gli amici e la musica, unica protagonista di queste pagine. In tanti del panorama musicale italiano hanno contribuito a “Professione cantante”, tra questi non si possono non citare Mina, Francesco Guccini, Luca Carboni, Renzo Arbore e Orietta Berti. Aneddoti e ricordi compongono così il puzzle di una carriera e di una vita vissuta nella musica e per la musica.

Protagonisti

«Per raccontare i risvolti, i retroscena, il gran numero di sfumature ignote e le trappole note di un mestiere così ambito e invidiato come quello del cantante necessiterebbero parecchi libri. Da speciali punti di vista maestri della letteratura come Flaiano e Hemingway avrebbero potuto raccontare le miserie e le nobiltà di un incredibile pianeta abitato da alieni come Enrico Caruso, Frank Sinatra, Aretha Franklin, Maria Callas, Luciano Pavarotti, Ray Charles. Ma - scrive Andrea Mingardi - commetteremmo un errore se trascurassimo il sottobosco della musica del popolo, le antiche radici del canto della provincia e le ingenue mosse di generazioni dedite al culto del sudore ballereccio di moda. In questa mia fugace inquadratura, le mille storie, gli aneddoti, i tic, i sogni, le speranze e le tenere miserie dei milioni di musicisti che aspirano a rilasciare autografi sono appena accennate».

Mondo perduto

Mingardi è certamente l’ultimo grande baluardo di quello che fu il mondo delle orchestre (e degli orchestrali). Mingardi ha saputo evolversi e cambiare, evitando l’estinzione, ma è anche stato capace di rimanere sempre fedele alle proprie radici che affondavano tanto in Emilia Romagna, quanto nei club oltreoceano (la sua passione per Sinatra, Charles, Davis e Baker non è certo un mistero). Con i Supercirus negli anni Settanta diede una svolta alla musica italiana e oggi, dopo tutti questi anni, ha ancora fame di palco. «Sono cresciuto con questi sapori qui, con le tagliatelle al ragù e la polvere del palco. Non so resistere al richiamo della musica e finché il pubblico sarà con me - aveva detto l’artista - io sarò con lui». —
 

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