La Nuova Ferrara

la storia

Sulle tracce del mito di Fadini. I nipoti nei luoghi d’infanzia del calciatore del Grande Torino

Samuele Govoni
Sulle tracce del mito di Fadini. I nipoti nei luoghi d’infanzia del calciatore del Grande Torino

La visita a Jolanda di Savoia e alle Contane. Intanto nel Comune prende piede l’idea del museo

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Bruno Fadini non era mai stato a Jolanda di Savoia e nemmeno alle Contane. In quelle campagne poco meno di un secolo fa nacque la madre Nellì, sorella minore di Rubens Fadini, numero 6 del Grande Torino morto nella strage di Superga il 4 maggio 1949. Un paio di giorni fa Bruno, insieme al cugino Carlo Checchi, ha scelto di mettersi in macchina per raggiungere e vedere con i propri occhi i luoghi dell’infanzia dei suoi familiari. «Abbiamo colto l’occasione per stare insieme e passare una giornata tra cugini. L’idea - dicono Bruno e Carlo - è nata dopo l’incontro con Stefano Muroni. Un giorno ci ha contattati dicendoci che aveva scritto un romanzo su Rubens: ci siamo incuriositi. Dopo un pomeriggio in cui ci ha parlato del suo progetto e dell’idea di aprire uno spazio dedicato alla memoria di Rubens e del Grande Torino proprio qui, a Jolanda di Savoia, dove lui nacque, ci siamo decisi a partire».

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UNA STORIA DI FAMIGLIA

Quella di Rubens Fadini è, prima di tutto, una storia di famiglia. L’epopea di quel ragazzo appassionato di calcio, che dai campetti di provincia arrivò a giocare nella squadra più forte dell’epoca, è stata tramandata di voce in voce, di mano in mano nel corso degli anni. «Le sorelle e i fratelli hanno conservato tutto quello che riguardava Rubens», raccontano Bruno e Carlo, che prima di raggiungere Jolanda di Savoia hanno fatto tappa alla Nuova Ferrara. Fotografie, documenti, ritagli di giornale, cartoline, pubblicazioni e persino la maglia granata che il giovane calciatore indossò nell’ultima partita (l’amichevole contro il Benfica giocata a Lisbona) sono custodite dalla famiglia. Il giocatore, nato in provincia di Ferrara ed emigrato giovanissimo a Milano con la famiglia, passa al Torino poco più che ventenne. Fa appena in tempo a giocare dieci partite in campionato. Sostituisce Mazzola contro l’Inter e nella partita in casa contro il Milan segna un gol. Poi l’incidente aereo. «Rubens non ha avuto tempo di affermarsi, di diventare un mito come gli altri… era troppo giovane. Era una promessa, certo, ma il suo ricordo nella memoria nazionale non è più tanto vivo. A noi va bene così, non vogliamo recriminare nulla. L’abbiamo sempre considerato uno di famiglia, un “nostro” mito. Del resto - sottolineano - se siamo 45 cugini e tre di noi portano il suo nome, un motivo ci sarà no?».

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PASSATO E PRESENTE

«Vedere quei luoghi è stato come tornare indietro di novant’anni. Ho immaginato mia madre e Rubens bambini che si rincorrono, che giocano assieme. È strano scoprire quanto possano essere familiari certi luoghi anche senza averli mai abitati», dice Bruno Fadini dopo la visita a Jolanda e alla Contane. Del resto, il cugino Carlo lo capisce bene; la prima volta che entrò allo stadio Filadelfia gli venne la pelle d’oca. «Mi sembrò - aggiunge il cugino - di vedere Rubens, Mazzola e tutta la squadra proprio davanti a me, al centro del campo». Quella del Grande Torino è una storia che va al di là del calcio, è una storia che parla di speranza e riscatto. Quei giocatori e quella maglia granata non rappresentavano soltanto un club o una città, rappresentavano l’Italia intera che si stava rialzando dagli orrori della guerra e guardava al futuro con fiducia. «Dopo di noi, che ormai siamo i “vecchi” della famiglia e che siamo cresciuti con il nome di Rubens nelle orecchie e nel cuore, il ricordo potrebbe sbiadire. Le generazioni cambiano, gli anni passano e forse - proseguono - anche questa storia verrà piano piano dimenticata».

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IL MUSEO

Nei mesi scorsi Muroni ha incontrato l’amministrazione di Jolanda per proporre l’idea di un piccolo museo, uno spazio ricordo dedicato a Rubens e al Grande Torino. Si tratterebbe di un luogo attivo, pensato per i giovani; un luogo capace di mantenere viva la memoria di un personaggio del territorio entrato nella storia. «Il progetto - ha confermato l’assessore Alessandro Bini - ci piace e stiamo pensando a come realizzarlo. Incontrare i parenti di Rubens è stato un piacere e sicuramente, anche loro con Muroni, saranno parte attiva nella costruzione di questo luogo». —


 

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