Le bici, i campi, l’alluvione: gli anni Cinquanta di Ferrara e Comacchio nell’archivio Publifoto
Le immagini dello stesso giorno raccontano due realtà ancora lontane L’agricoltura era affidata ai muscoli di uomini e animali mentre si tracciavano nuove strade
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FERRARA. Difficile dare una data alla foto scattata in piazza della Cattedrale a Ferrara dove, oggi come ieri, sono le biciclette a spadroneggiare. Più semplice invece comprendere l’incedere del tempo guardando lo scatto che ritrae due uomini in sella alle biciclette passare vicino al cartello con scritto Comacchio. Entrambe le foto risalgono al 24 marzo 1950. Scenari diversi, in cui una cinquantina di chilometri scarsi erano, veramente, in grado di fare la differenza. Da un lato il benessere che si stava avvicinando, la guerra era finita da cinque anni e il boom economico era dietro l’angolo. Dall’altro il mondo rurale ancora immutato, ancora lontano dal progresso in arrivo. Sono due foto emblematiche, che raccontano l’Italia che cambia. Queste immagini, insieme alle altre riportate nella gallery, appartengono all’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, una vera e propria miniera d’oro della memoria del nostro Paese.
Mentre a Cortona, in provincia di Arezzo, prosegue la mostra Paesaggio umano. L’Italia del ‘900, Publifoto ha aperto i suoi archivi alla Nuova Ferrara, consegnando al nostro quotidiano immagini provenienti da un’epoca lontana; un’epoca che il documentarista Vittorio De Seta seppe raccontare nei cortometraggi realizzati tra il 1954 e il 1959 e che compongono Il mondo perduto.
L’ARCHIVIO
L’Archivio storico Publifoto Intesa Sanpaolo raccoglie circa sette milioni d'immagini, a partire da metà Ottocento per arrivare ai primi anni Duemila, attraverso le quali si racconta una parte importante della storia del nostro Paese. L’Archivio Publifoto – una delle principali e più autorevoli agenzie italiane di fotogiornalismo, fondata nel 1937 a Milano da Ferdinando Carrese con il nome Keystone – è stato acquistato nel 2015 da Intesa Sanpaolo e raccoglie fotografie di ogni tipo analogico, per lo più in bianco e nero, oltre a negativi su vetro e pellicola, provini a contatto, stampe e dispositivi a colori.
MEMORIA COLLETTIVA
Queste foto, così come quelle che compongono la mostra e l’archivio, raccontano una provincia, un Paese, attraverso il paesaggio e il rapporto tra l’uomo e la terra. Sono immagini che pongono l’attenzione sui mutamenti di un territorio che conserva nei suoi strati la memoria storica del Paese. Una memoria da tutelare e tramandare per non disperdere l’identità collettiva. —
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