Cafarnao, caos e miracoli Nadine Labaki e il dramma di un piccolo libanese
Può un bambino fare causa ai suoi genitori responsabili, pur avendolo messo la mondo, di averlo trascurato e di non averlo amato? E’ il tema dominante su cui si base l’ultimo film di Nadine Labaki, dotato di grande forza e turbamento. Ambientato in uno dei quartieri più disagiati di Beirut questa storia franco libanese ha il merito di accendere i riflettori sul dramma dell’infanzia negata, ma non solo. Attorno al piccolo protagonisti ruotano situazione esasperate e temi di stretta attualità come immigrazione e diritti civili, anche semplicemente quello basilare del diritto di amare.
Cafarnao, significa confusione, ed è un po’ quello che sembro all’inizia vedendo sul piatto tante argomentazioni. Il film si sviluppa indagando sulle miserie di tante situazioni che purtroppo appartengono alla vita quotidiana, senza finzioni o fronzoli cinematografici. L’opera è girata con un realismo impressionante dalla regista che grazie a questo lavoro per il quale ha impiegato almeno tre anni di indagini e approfondimenti sul campo per meglio calarsi nella realtà che stava documentando, ha vinto il premio della Giuria al festival di Cannes. D’altra parte la regista libanese è abbonata a riconoscimenti alla prestigiosa kermesse cinematografica francese in quanto ha sbalordito tutti nel 2007 con il suo primo lungometraggio Caramel, dove faceva anche una delle protagoniste, conquistando il premio giovani. Ma non disdegna nemmeno l candidature all’Oscar come “E ora dove andiamo?” nel 2011 e proprio con Cafarnao quest’anno. Un film crudo ma aperto alla speranza che evidenzia come ancora si può coniugare bene cinema e impegno civile.
Un film di Nadine Labaki. Con Zain Alrafeea, Yordanos Shifera, Boluwatife Treasure Bankole. —
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