El pintor ferrarés Una mostra a Madrid è l’omaggio spagnolo al genio di Boldini
Dal 19 settembre la rassegna dedicata al Maestro Esposte anche cinque opere arrivate da Ferrara
Le atmosfere calienti della Spagna, tra cultura, estetica e storia, erano affini alle passioni cromatiche, narrative ed atmosferiche di Giovanni Boldini, (Ferrara 1842-Parigi 1931). L'attrazione per l'arte iberica non sfugge a chi ama la pittura del Maestro ferrarese. Coglie quindi nel segno la mostra che aprirà a Madrid il 19 settembre, dedicata a Boldini y la pintura española a finales del siglo XIX. El espíritu de una época.
Il gruppo assicurativo internazionale, che ha organizzato l'esposizione, ne ha affidato le sorti a due curatrici espertissime, l'italiana Francesca Dini insieme a Leyre Bozal Chamorro, e con la “directora de Cultura” della Fondazione, Nadia Arroyo Arce.
IL PRESTITO
Saranno in mostra 121 dipinti, tanto opere di Boldini che eseguite da maestri spagnoli suoi amici e affini, come Casas o Fortuny. Uno di essi, Sorolla, è ben noto a Ferrara grazie ad una monografica a lui dedicata a Palazzo dei Diamanti qualche anno fa.
Ferrara ricambia, prestando a Madrid cinque dipinti delle sue collezioni pubbliche: tra essi il Ritratto di Joaquín Araújo y Ruano e la Sinfonia in nero detta Passeggiata al Bois.
La “rueda de prensa”, ovvero la cartella stampa, definisce Boldini «el más importante y prolifico de los artistas italianos que viven en París en la segonda mitad del siglo XIX», e al tempo Parigi, dove Giovanni visse per decenni pur mai dimenticando la sua città, nella cui Certosa volle essere sepolto, era il centro del mondo nel campo dell'arte.
Fin dal primo suo dipinto legato alla Spagna a noi noto, il Ritratto del generale Esteban José Andrés de Saravalle de Assereto, eseguito nel 1867 quando Boldini era ancora in cerca di notorietà, si legge nella tela il richiamo a giganti come Vélazquez o El Greco, e la speciale stesura degli splendidi rossi boldiniani, che vanno a braccetto con i suoi neri profondi, vellutati o setosi, sui quali sciabola la luce, nasce da lì.
NOBILDONNE E POPOLANE
Poi Boldini ritrarrà nobildonne e uomini di successo di origine spagnola, popolane con i loro scialli ricamati, mantiglie e peinetas, toreri in rutilanti trajes de luces, artisti di successo.
“El pintor ferrarés” (sembra una definizione in dialetto ferrarese, ma è puro castigliano) diede il meglio di sé nelle figure scattanti e dinamiche delle danzatrici spagnole.
Una delle sue preferite fu Anita de la Feria, nome d'arte di Anita Reguera, intensa bruna svelta di nacchere, addirittura filmata nel 1900 dai fratelli Lumiére. Dal breve spezzone si deduce che Anita fu dal pittore assai “boldinizzata”, dato che appare nella sua realtà ben più paffuta nonché meno attraente di come fu resa nei disegni e negli oli.Meglio per lei che i posteri la conoscano soprattutto grazie a Boldini, che la divinizzò.
MODELLE FELICI
Era del resto costume di Boldini rendere felici modelle e modelli privandoli dei difetti fisici, come fece ad esempio con una principessa spagnola dall'aspetto non piacevole, l'Infanta Eulalia, resa mirabile dall'arte del ferrarese. Fosse vissuto nel Rinascimento, avrebbe soddisfatto la concittadina marchesa Isabella d'Este, che dai pittori voleva essere sempre effigiata graziosa, giovane e fresca, anche quando era già avanti con gli anni.
Micaela Torboli
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