La Nuova Ferrara

«Un giallo emiliano romagnolo in cui mescolo ironia e malavita»

Samuele Govoni
«Un giallo emiliano romagnolo in cui mescolo ironia e malavita»

Spiagge deserte e pensionati detective. Franceschini torna a Ferrara con “Bassa marea” 

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l’intervista



Le anime del litorale emiliano romagnolo sono essenzialmente due: una estiva e una invernale. O viceversa. C’è la parte degli ombrelloni, degli stabilimenti balneari, del sole a picco sulla spiaggia e della movida notturna e poi, sull’altro versante, c’è quella dell’arenile deserto, delle mareggiate, del freddo e del vento insistente che fischia tra vie e case vuote. È qui, in uno scenario che ricorda La prima notte di quiete di Zurlini e I vitelloni di Fellini, ma anche Rimini di Tondelli che, Enrico Franceschini, giornalista di Repubblica e scrittore, ambienta il suo nuovo romanzo: Bassa marea (ed. Rizzoli). L’autore lo presenterà all’Ibs+Libraccio di Ferrara mercoledì alle 18. Con lui dialogheranno il criminologo Federico Varese e lo scrittore Marcello Simoni.

Il giallo è ambientato a Borgomarina ma, la storia, potrebbe svolgersi in uno qualsiasi dei nostri sette lidi, come a Gabicce o a Cattolica.

Franceschini, quando e come nasce questo romanzo?

«Dopo il funerale di un mio carissimo amico, anni fa, mi sono chiesto come avrei potuto continuare a farlo vivere in un libro. Ripensando al litorale emiliano romagnolo, ai luoghi legati alla mia infanzia (Franceschini è nato a Bologna, ndr), ho immaginato quattro personaggi, quattro amici, che vivono la loro vecchiaia in questa piccola località balneare tra mangiate di pesce e tante chiacchiere».

“Bassa marea” è un giallo atipico, c’è spazio per misteri e complotti ma anche per risate e leggerezze.

«È un giallo da ridere. Mescolo l’ironia emiliano romagnola con la malavita, la prostituzione, la droga e il malaffare. Uno dei personaggi dice: “Siamo gente che discute di sciocchezze come se fossero cose serie e di cose serie come se fossero sciocchezze”. La chiave è un po’ questa».

Il protagonista, Andrea Muratori detto Mura, è un giornalista che torna a casa dopo aver girato il mondo. Quanto c’è di lei in questo personaggio?

«Parecchio. Sono andato in pensione e mi sono sentito, come lui, un po’ sperduto. Mi sarebbe piaciuto abitare in un capanno sul mare, pescare, fare qualche corsetta, giocare a carte e perdermi in chiacchiere come fa lui».

Tra una partita e una mangiata, però, Mura si imbatte in qualcosa, o meglio, in qualcuno.

«Una mattina di inizio primavera il cronista trova sulla spiaggia un corpo di donna. È più morta che viva ma respira ancora. Chi è? Da dove arriva? Mura, giornalista/detective, con l’aiuto dei suoi tre amici sessantenni, vuole risolvere il caso».

Mercoledì tornerà a Ferrara, ha qualche ricordo legato alla città estense?

«Ne ho due bellissimi, entrambi legati al Premio Estense. La prima volta che vi partecipai fu trent’anni fa con il mio primo libro Wall Street. La borsa e la vita. La seconda, invece, risale all’anno scorso con Vivere per scrivere. 40 romanzieri si raccontano. Sono rimasto incantato da questa città, sono felice di tornare». —



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