San Giorgio, salvaci tu
Il ritorno del patrono in una città che imputridisce e stenta a riconoscerlo: il nuovo libro di Diego Marani sarà da domani in edicola
In letteratura rivolgersi al passato significa cercare delle risorse quando non si riesce a scorgere un futuro, o almeno non uno sereno. Di fronte all’orizzonte annebbiato della sua Ferrara Diego Marani ha immaginato Il ritorno di San Giorgio: esce domani nelle edicole il nuovo romanzo dello scrittore linguista, edito da La nave di Teseo. Abituato ad attraversare i Balcani per lavoro, Marani ha raccolto svariate icone del nostro patrono, riconosciuto come figura profetica anche da una parte del mondo islamico.
San Giorgio è un santo significativo, colui che ci protegge dal maleficio del drago, mostro acquatico che sputa fuoco. Ripensando a Il mulino del Po di Bacchelli, la scena della famigerata rotta è dominata sia dagli incendi che travolgono le case sia dall’acqua che tutto distrugge. E insieme all’Urlon del Barco compongono la bestia mitica. Non a caso, in diversi paesi di cultura ortodossa San Giorgio è il protettore di città solcate da fiumi imponenti, come Londra e Praga. Fiumi che incombono sulle nostre vite e le nutrono al contempo.
UNA NEBBIA DISONESTA
Il motivo che ha spinto Marani a impugnare la penna è la crisi di Ferrara, è il lento incattivirsi della sua città che precipita in un clima feroce. «Mi impensierisce il fascismo latente – afferma l’autore – manifestato dall’odio per lo straniero, dalla violenza dell’opposizione politica durante la recente campagna elettorale, arrivando a coprire lo striscione dedicato a Regeni con la bandiera della Lega. Non solo, il tessuto urbano si sta impoverendo materialmente: i negozi chiudono uno dopo l’altro, quasi Ferrara non fosse più sicura di sé e della sua reputazione, quella che si smarcava dal resto dell’Emilia in quanto figlia del ducato. Nell’aria aleggiava un vanto, un orgoglio sano, celebravamo la nostra singolarità. Adesso è tutta restaurata, è linda, ma non c’è vitalità. È vuota di fantasia e di iniziativa. Vittimismo, remissività e rinuncia sono i nuovi mali del ferrarese medio, che continua a considerarsi un eterno terremotato senza ritrovare la spinta per rialzarsi e inventarsi il domani».
UN EROE INCOMPRESO
Perché il patrono dovrebbe tornare? Perché dilaga un male vero e a molti ferraresi, forse troppi, mancano l’onesta e il coraggio per stanarlo.
Al malessere dei cittadini, dovuto alla chiusura della Carife e delle imprese, si aggiungono cause esterne, vere e proprie piaghe: il clima è impazzito, la pianura padana si surriscalda d’estate in modo insopportabile ed è pure comparsa la West Nile. Il drago striscia sotterraneo sotto mentite spoglie e cova per poi esplodere rovinosamente. «Ah! Perché ha trovato un terreno propizio! – scrive Marani – C’è malanimo in questa città, c’è qualcosa di insoluto che imputridisce».
L’entrata trionfale di San Giorgio in Porta Reno è fulminante e ricalca le fattezze di quello dipinto da Cosmè Tura. Il cavaliere si precipita subito dal vescovo per dichiarare la sua missione e qui incontra per caso anche il sindaco. Di primo acchito pensano sia un matto, poi a entrambi viene il timore possa trattarsi di un prodigio. Ma nessuno si preoccupa della verità che egli incarna, né delle responsabilità da assumersi a riguardo, piuttosto di quello che converrebbe loro riconoscere in quanto politici.
Appena il santo abbandona la scena, decidono allora di fare un patto e arrivare al bersaglio: «Io credo a quel che vuole credere la gente, signor sindaco. Il voto cattolico, si ricordi…», rammenta il vescovo al suo compagno di merende cattocomunista.
I due uomini di potere erano stati sorpresi dal santo mentre discutevano dell’immigrazione e di volerla risolvere con l’accoglienza. Un approccio condiviso che li ha fatti mettere in croce dall’opposizione (pure nel romanzo).
FAVOLA MODERNA
San Giorgio chiede aiuto a loro per sconfiggere il drago cominciando una ricerca a volte ridicola a volte avvilente, che Marani traduce armato di sarcasmo in uno scontro tra il santo e il sistema burocratico locale.
È una favola moderna: mentre Ferrara respinge il suo stesso spirito, ad accoglierlo sarà chi il lettore non si aspetterebbe mai. Intanto che i vigili finiscono per multarlo a causa di una beata effrazione, il patrono dalla pelle olivastra fa amicizia con gli immigrati sotto il grattacielo. —
Matteo Bianchi
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