Paiato, stavolta la sfida è Madre Courage «Una forza che è follia»
L’attrice apre il programma con lo spettacolo tratto dall’opera di Brecht «Messaggio contro l’assurda violenza della guerra: sempre attuale»
l’intervista
I ruoli complessi non la spaventano, anzi la attraggono. Di panni scomodi, appartenuti a personaggi borderline ed enigmatici, ne ha indossati parecchi e anche questa volta, Anna Maria Paiato, si trova alle prese con Anne Fierling, donna forte, instancabile e pronta a passare su tutto e tutti pur di raggiungere i suoi obiettivi. L’attrice, di casa al Teatro Abbado di Ferrara, aprirà la stagione di prosa 2019-2020 come protagonista di “Madre Courage e i suoi figli”, opera di Bertolt Brecht qui diretta da Paolo Coletta. Lo spettacolo, scritto alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, sarà in scena dal 10 al 13 ottobre. Il testo è ambientata nel 1600 durante la Guerra dei trent’anni ed è una denuncia di tutti i conflitti e degli orrori che essi producono.
Chi è Madre Courage?
«È un’imprenditrice del 1600, un monolite - spiega Paiato -; una donna che ha investito tutte le sue forze ed energie nel lavoro. Ha due figli ma non ha spirito materno, non sa nemmeno chi sono i padri. Il regista ha voluto dare al personaggio un taglio quasi anaffettivo. I figli diventano suoi compagni di viaggio ma non li accudisce, non li ama e in questo peregrinare attraverso un’Europa distrutta dalla guerra, si trova a cambiare bandiera per sopravvivere, per restare a galla. È una donna che nonostante tutto non si arrende, va avanti nella sua attività, nel suo lavoro, anche se intorno tutto crolla. Esce una perseveranza che acquista sfumature di follia».
L’allestimento segue la tradizione o tutto si mescola?
«Coletta per l’allestimento ha scelto una scenografia molto astratta, che ben si addice al testo. Sono stati scelti materiali moderni, quasi plastici. Madre Courage trascina con sé un carretto ma, sul palco, il carro non c’è. È una scenografia evocativa, le ambientazioni si riconoscono e distinguono ma il tempo no. I nostri costumi hanno addosso di tutto, io sembro uscita da un quadro del ‘600 ma altri personaggi ricordano il ‘900, tutto si mescola».
Passano i secoli ma la sostanza non cambia...
«Esatto, un po’ come a dire che la guerra è la stessa roba da sempre. Cambiano le epoche e le armi ma non gli sfaceli: l’assurdità della violenza è la stessa. A Coletta, attraverso costumi e scenografia, piaceva l’idea di dare vita ad una sorta di ultima e catastrofica guerra. Sul palco si respira un’aria da “day after”, scenario post apocalittico. E in questa devastazione Madre Courage continua, imperterrita, ad andare avanti, a credere nel suo lavoro e nei guadagni».
Aveva già lavorato a un’opera di Brecht? Che ne dice?
«È la seconda volta che mi misuro con lui; la prima fu per Santa Giovanna dei macelli, con la regia di Luca Ronconi. Penso che la scrittura di Brecht, il suo immaginario, da qualsiasi punto lo si scopra, sia in grado di riservare sorprese. I testi di Brecht sono interessanti e in un certo senso spassosi. Stiamo parlando di un grande autore che usa tutti i meccanismi che ha a disposizione per creare uno spettacolo. Dinamicità, paradosso, dramma, comicità, è tutto mescolato. Brecht sa come organizzare la scena, come fare teatro».
La nuova stagione è alle porte, come sarà per lei?
«I prossimi saranno mesi belli e impegnativi. Dopo “Madre Courage”, che porteremo in giro per l’Italia fino a metà gennaio, comincerà la tournèe di “Nemico del popolo” diretto da Popolizio, e poi toccherà a “Così è se vi pare”. Tre spettacoli diversi, mi terranno compagnia sino a fine maggio». —
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