La Nuova Ferrara

l’0maggio 

Con “Paesaggi sull’acqua” Scardino celebra gli 80 anni del “Mulino del Po”

Con “Paesaggi sull’acqua” Scardino celebra gli 80 anni del “Mulino del Po”

In parete una carrellata di paesaggi dipinti attorno al grande fiume L’allestimento richiama il romanzo di Bacchelli

3 MINUTI DI LETTURA





Mulini del Po... per scoprirli bisogna andare apposta a cercarli, chi non percorra il fiume in barca. Tanto pochi, nella vastità molle e potente del fiume serpeggiante... Così Riccardo Bacchelli “dipinge” la sua storia d’acqua, storia di un fiume, storia di gente. È da questa storia, da una saga familiare entrata di diritto nella nell’Olimpo della letteratura del secolo scorso, che prende le mosse “Paesaggi d’acqua”, mostra a cura di Lucio Scardino che celebra gli ottant’anni del “Mulino del Po”.

in parete

Questa piccola mostra sul vedutismo padano, ossia una breve carrellata sui paesaggi dipinti attorno al Po presentando una quindicina di opere di artisti ferraresi ma altresì emiliani, lombardi e del Veneto- tutte regioni in cui scorre il grande fiume - ha preso spunto dall’ottantesimo anniversario del capolavoro bacchelliano uscito in tre tomi fra il 1938 e il 1940.

La ricorrenza dapprima è stata celebrata da Lucio Scardino con una conferenza con immagini, propedeutica ad un gita diretta verso i luoghi del romanzo (Ro, Guarda Ferrarese), organizzata su una motobarca dal “Garden Club” di Ferrara. Anche se la mostra nasce come omaggio a Bacchelli, però, non segue la stessa scansione temporale in cui il romanzo è ambientato (1812-1918).

sull’acqua

Si è partiti - spiega il curatore della mostra - dal 1900 per giungere ai giorni nostri, iniziando da Augusto Droghetti, pittore ferrarese che si era formato nella Firenze dei Macchiaioli, loro sì attratti dal soggetto fluviale, trasfigurando mirabilmente Arno, Mugnone, Terzolle e via dicendo. La sua bella veduta qui presentata è databile fra ‘800 e ‘900, rappresenta la zona di Pontelagoscuro attorno all’Isola Bianca; vi si intravvede una chiatta sul fondo, mentre in primo piano la vegetazione a fior d’acqua forma una sorta di triangolo, ad accentuare vieppiù il senso prospettico dell’orizzonte che si staglia in lontananza.

il grande fiume

Proseguendo questo viaggio sulle rive del grande fiume ci si imbatte in contesti diversi, ambientazioni ed epoche storiche differenti. Ci si scontra con il primo e il secondo dopoguerra ma anche con l’alluvione che negli anni Cinquanta del secolo scorso sconvolse l’Emilia e il vicino Veneto.

Nella rappresentazione del Po riaffiorano spesso antichi miti, leggende visionarie, sia auliche che popolaresche (si pensi soltanto ai film gotici di Pupi Avati), oppure inquietanti antropomorfizzazioni; è questo il caso delle anguane o del bacchelliano Urlon, ma anche della “historia” narrata da Ovidio (e non soltanto) nelle sue splendide “Metamorfosi”.

In parete anche un’opera di Mimì Buzzacchi, moglie di Nello Quilici, che fu una delle migliori paesaggiste ferraresi, a partire dagli anni Venti del secolo scorso per giungere alla sublime sintesi delle tele spinetiche tra gli anni Cinquanta e Sessanta, presentate dall’amico scrittore Giorgio Bassani. A lei interessavano anche gli aspetti più moderni e tecnologici, come dimostra una suggestiva incisione del 1927 con il Canal Boicelli in costruzione. La mostra, allestita nella sede di Fabula Fine Art, via Del Podestà 11 a Ferrara, è visitabile dal martedì al sabato dalle 16 alle 19. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google