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Mondi Migliori, quando l’arte fa riflettere sulle migrazioni

Monica Bracardi
Mondi Migliori, quando l’arte fa riflettere sulle migrazioni

Alla galleria Mlb foto, video e collage di Agnese Purgatorio e Giuseppe Di Giovanni La ricerca di un futuro senza conflitti visto attraverso gli occhi dei bambini  

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Mondi Migliori o l’arte di vedere la realtà, In occasione della tredicesima edizione di Internazionale, domani alle alle 18 inaugura a Ferrara, alla Mlb Maria Livia Brunelli Gallery in collaborazione con la Galleria Podbielsky Contemporary di Milano, la mostra Mondi Migliori.

Molti artisti di fama internazionale da Ernesto Bazan ad Adrian Paci e Ai Weiwei ci impongono di alzare lo sguardo anche alle coscienze più ostiche sulle realtà dei migranti. Soprattutto Bazan ritrae in modo quasi giocoso i giovani che vivono in territori di guerra e in zone socialmente disagiate.

BIMBI E MIGRAZIONI

Anche gli artisti Agnese Purgatorio e Francesco Di Giovanni affrontano il tema delle migrazioni attraverso l’occhio di bambini e adolescenti. Ed è in effetti questa prospettiva a rendere differenti i loro lavori.

Agnese Purgatorio (di cui sono esposti quattro collage digitali inediti della serie “The side of paradise” (2017), una fotografia “Dalla clandestinità” e una videoinstallazione “Cerebrale”), ci racconta che i bambini sono protagonisti consapevoli delle esperienze vissute. La tridimensionalità dei suoi collage ha dello spirituale. Dopo aver individuato i set adatti tra folti boschi, Purgatorio appoggia sullo sfondo i personaggi, donne o ragazzi, come fossero bassorilievi che evidenziano la profondità e creano la prospettiva di suoi lavori.

Nella ormai celebre fotografia “Nella clandestinità” (2014), l’artista ha avuto con una intuizione che sembra profetica circa il ruolo determinante delle donne nei movimenti di cambiamento e di protesta degli ultimi anni.

La sagoma dell’Italia viene utilizzata come zattera di salvataggio. Il rimando al dipinto di Delacroix è immediato, perché nella famosa opera “28 luglio. La libertà guida il popolo” è una donna a tenere le fila del movimento rivoluzionario verso una rinascita): una donna incinta invita con passo tranquillo il gruppo di migranti albanesi verso un possibile futuro.

ARTISTA E CLANDESTINO

L’artista è lui stesso un clandestino rispetto alla società se come compito assume quello di rompere l’indifferenza collettiva, e nostra è la responsabilità di creare un legame tra spettatori e rifugiati.

Nel video “Cerebrale” una bambina ipnotizza gli spettatori con un megafono, intenta in un rito di richiamo alla memoria, conduce un rituale sciamanico attraverso voci di donne jazide scampate all’Isis che parlano lingue diverse e incomprensibili.

Anche Francesco Di Giovanni (che presenta un video e sette fotografie scattate durante la performance) sceglie una bambina etiope come protagonista del suo lavoro, “The flag Relocation”.

La piccola Sami è etiope: adottata, ha dieci anni, ma la consapevolezza dei gesti e degli sguardi la fa sembrare più grande.

TRASLOCO CULTURALE

Il video dura 45 minuti e questo tempo è necessario per farci avvicinare all’idea delle difficoltà che hanno incontrato non solo la bambina ma il mondo intero nel prendere coscienza del “trasloco” culturale che sta avvenendo.

Il nastro con scritto “fragile” è il collante che serve a tenere unite le diverse comunità di una Europa indebolita che deve impegnarsi per far emergere una possibilità di salvezza qui rappresentata da una sola stella, che alla fine rimane scoperta e viva.

Questa opera è presente in contemporanea nella Mostra Guarane all’Etna 2019, Boiling Projects alla sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. —

Monica Bracardi

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