I disagi sul lavoro per la tecnologia «Dipende da chi ne è in possesso»
In una realtà sempre più dipendente dalle tecnologie, come dovrebbe evolvere il mondo del lavoro?
Questa è la domanda alla quale ieri pomeriggio hanno tentato di rispondere Mauro Landini, segretario generale della Cgil, e Paul Mason, giornalista britannico, nel corso della conferenza tenutasi al Teatro Nuovo (spostamento causato dall’assenza fisica di Landini, collegatosi in videoconferenza con proiezione sul palco del teatro).
Come ha raccontato Roberta Carlini, moderatrice dell’evento, sempre più spesso quando si parla di tecnologie si usano numeri, dati, previsioni apocalittiche che instaurano nell’immaginario comune un’idea negativa delle tecnologie. In realtà, come spiega Landini, «la tecnologia dipende sempre da chi la usa e cosa ne fa. Non bisogna avere paura della tecnologia in sé, bensì di come viene utilizzata da chi ne è in possesso».
troppo futuro
Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica in cui sempre di più i lavoratori dipendono da monitor che gli indicano come devono fare il loro lavoro. Usando le parole di Mason, «Oggigiorno pare che il cervello del lavoratore sia sotto al cappello del capo»: occorre riacquisire il controllo di quelle conoscenze che possono permettere ai lavoratori di comprendere come liberarsi dal dominio delle macchine e di chi, attraverso la manipolazione delle informazioni che esse trasmettono, li sottomette in ugual modo.
Non è un caso, infatti, che si inizi a parlare del diritto alla formazione ed alla conoscenza ma, soprattutto, di un cambio radicale, verso un sistema di produzione che deve ripartire da una maggiore attenzione nei confronti delle persone, piuttosto che delle sole logiche di mercato. —
Ines Ammirati
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