La Nuova Ferrara

l’elefante nella stanza 

Trump al timone da 3 anni Che fatica per i giornalisti

Gian Piero Bruno

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Sono passati ormai tre anni dall’elezione di Donald Trump, eppure la stampa internazionale, e in particolar modo quella nordamericana, non sa ancora come parlarne senza fare il suo gioco.

Si è discusso di questo al cinema Apollo nell’incontro al quale hanno preso parte tre giornalisti statunitensi: Jason Horowitz del New York Times, Caitlin Hu della Cnn e Sarah Jones del New York Magazine.

Secondo la Jones, la difficoltà per i giornalisti è stata quella di definire un approccio verso Trump, in quanto presidente anormale, rischioso per la democrazia: «Minava la libertà di pensiero e noi giornalisti dovevamo caratterizzarlo come una minaccia, invece di scrivere di lui come di un presidente normale».

Trump ha cambiato le regole di base annullando parametri politici normali e catapultando la società americana, compresi i giornalisti, in un mondo diverso nel quale si opera in un’altra sfera, sono cambiate le gerarchie delle notizie e si è affermata l’ascesa del populismo. «Nel populismo - ha spiegato Hu - la dinamica percepita dalle persone è quello che conta, ed ecco come i leader populisti sono la rappresentazione del popolo, e se si è giornalisti è complicato raccontare in maniera anche critica di questo senza dare l’idea di attaccare il pensiero del popolo».

Senza considerare come l’esposizione mediatica continua del tycoon ha coperto notizie importanti come la disoccupazione o l’arretratezza di molte aree rurali negli States. Secondo Horowitz, il compito dei giornalisti non deve cambiare ma, anzi, si deve incrementare la ricerca delle notizie svolgendo al meglio il proprio lavoro, concentrandosi sul linguaggio e sulla scelta del tipo di analisi più utile. —

Gian Piero Bruno

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