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Gli Oscar si rinnovano nel segno dell’inclusione

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ROMA. Oscar sempre più inclusivi, nel rispetto della grande esperienza collettiva del cinema in sala ma guardando anche ai nuovi metodi di fruizione e produzione, come le piattaforme, da Amazon a Netflix (che potrebbe fare incetta di candidature, con film come The Irishman di Martin Scorsese e Marriage Story di Noah Baumbach, ndr). Sono fra le linee che stanno seguendo l’Ad dell’Academy of motion Pictures, Art and Sciences, Dawn Hudson e il neopresidente David Rubin. L’impegno per l’inclusione passa anche per il cambio di nome per la statuetta al miglior film straniero, che quest’anno vede in gara un numero record di candidati, 93: tra gli avversari di Il traditore di Marco Bellocchio ci sono autori come Pedro Almodovar (Dolore e gloria) e la Palma d’oro a Cannes Parasite di Bong Joon Ho. «L’Academy ha deciso quest’anno che il premio si chiamerà Oscar per il miglior film internazionale, perché la parola “straniero” evocava un’alterità che non ci appartiene». —

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