La Nuova Ferrara

la ricerca 

Una giovane laureata ferrarese scova dei legami tra i pazienti

Ines Ammirati

Presini ha studiato le cartelle del periodo 1919-1924 Usciti numerosi collegamenti ora inventariati per il web «Ricoverate intere famiglie»

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Con l’iniziativa sull’ex ospedale psichiatrico all’Archivio di Stato s’è chiuso un cerchio. Un cerchio fatto di storie mai raccontate, vite rimaste nascoste dietro le mura di ospedale, di volti che ora, finalmente, avranno un nome. Non è facile entrare in contatto con una realtà che può sembrare così lontana e che spesso è conosciuta solo attraverso lo schermo del pregiudizio: è necessario avvicinarsi a queste storie per comprendere che dietro ogni cartella e caso clinico ci sono persone e famiglie che vivono vite non così diverse dalle nostre. E all’Archivio di Stato fino a domani è aperta la mostra “Foto Poesia” di Vittorio Ardizzoni e Michela Bedini.

Ruolo fondamentale ha avuto Luigi Grasso, professore di psichiatria di Unife, che per primo si è avventurato con occhio scientifico nell’Archivio di Stato con l’obiettivo di scoprire i “tesori” nascosti all’interno delle cartelle cliniche.

che lavoro

Sempre più si tende infatti ad abbandonare materiali che non solo raccontano le storie dei tanti pazienti che dall’apertura dell’ospedale psichiatrico nel 1858, fino al 1996, sono stati ricoverati, ma le cui cartelle cliniche potrebbero essere oggetto di studio da parte di medici e psichiatri per capire le condizioni reali dei pazienti della struttura.

Ed ecco entrare “in gioco” Giulia Presini, laureata in scienze storiche all’Università di Bologna, che ha realizzato la tesi sperimentale in archivistica dal titolo “Una ricerca nell’archivio dell’Ospedale psichiatrico di Ferrara: il web semantico mette in luce legami affettivi e amorosi”. L’ambizioso progetto nasce dopo un anno di servizio civile nazionale all’Archivio di Stato cittadino: Presini a pochi mesi dalla laurea è entrata in contatto con l’immensa quantità di materiali presenti nel fondo archivistico.

i collegamenti

Nei suoi 138 anni di attività, si può solo immaginare a quanto ammonti il numero di cartelle cliniche contenute in archivio, occorreva così operare una selezione che non solo tenesse conto della quantità di materiale, ma anche della legge della privacy che impedisce la consultazione delle cartelle dal 1947 in avanti, motivi che hanno portato Presini a scegliere come periodo campione gli anni dal 1919 al ’24. È iniziato così un lavoro di studio accurato di ognuna delle 1.200 cartelle prese in analisi, al fine di individuare quei collegamenti che mettono in relazione ogni caso clinico e che le avrebbero permesso di ordinare un inventario altrimenti molto generico, che rende quasi impossibile la consultazione.

Obiettivo costruire un archivio basato sul web semantico, vale a dire un inventario in cui ogni dato presente nelle cartelle è condiviso per diventare base di un link e creare una rete di collegamenti fra i casi clinici. «Ho notato subito che in archivio erano presenti cartelle di fratelli, sorelle, zii e nipoti, intere famiglie ricoverate». Ma più link si individuavano più altri possibili collegamenti nascevano e si è notata una relazione tra le cartelle del fondo dell’ospedale con quelle di altri fondi, ad esempio l’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra. Pian piano è stato possibile creare un inventario che permette di mettere in relazioni le diagnosi mediche presenti nelle cartelle, utile per studiosi interessati. —

Ines Ammirati

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