Speranze, sogni e paure Storia di due adolescenti che chiedono ascolto
“Più forte di ogni addio”. La disabilità nel libro dello scrittore Galiano «L’Italia è avanti rispetto al resto del mondo: tendiamo a includere»
l’intervista
Enrico Galiano è un professore che racconta il suo mondo attraverso la scrittura. Lo ha fatto anche nel suo nuovo Più forte di ogni addio (ed. Garzanti), che presenterà a Ferrara sabato, alle 17.30, nello spazio dedicato a Librerie.coop all’interno del centro commerciale “Il Castello”.
A dialogare con lui saranno Elisa Buoso e Maria Giovanna Govoni. Più forte di ogni addio racconta la storia di due adolescenti alle prese con le speranze, i sogni, le paure e le fragilità tipiche della loro età: Nina e Michele. Lei ha detto di scrivere di ragazzi per riconoscenza.
Che cosa ha cambiato nella sua vita il ruolo di insegnante?
«Tutto. E tutto in meglio. Se da un lato insegnare è qualcosa che ti fa invecchiare prima (fuori intendo, con le rughe che ti si imprimono sulla faccia), è anche uno dei pochi lavori che ti permette di mantenere il cuore sempre giovane, che ti fa mettere costantemente in discussione, che ti mette di fronte ogni giorno domande nuove, radicali. I ragazzi mi hanno trasformato in una specie di Dorian Gray al contrario».
Oltre a parlare di giovani introduce un tema decisamente delicato, quello delle persone con disabilità. Come viene vissuta questa realtà nella scuola?
«L’Italia è avanti rispetto al resto del mondo, dove la tendenza è quella di escludere, di separare: noi teniamo i ragazzi con disabilità in classe con gli altri perché la nostra filosofia è improntata sull’arricchimento reciproco e sull’inclusione. Ultimamente però si rischia di sfociare negli eccessi, con molti ragazzi che a volte vengono identificati prima per la loro disabilità (o disturbo dell’apprendimento) che per la loro persona. Essendo un terreno delicato, è fondamentale l’insegnante di sostegno, che spesso è ancora visto come una figura di serie B. Quest’anno io sono senza e in aula si sente».
Il suo motto è: “Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti”. Come possiamo essere dei buoni ascoltatori?
«Dismettendo la pratica del giudizio morale. Purtroppo fa parte del corredo anagrafico: siccome sei dalla parte dei “grandi”, viene spontaneo utilizzare la chiave di lettura moralista. Ma è quasi sempre sbagliata, primo perché così i ragazzi si allontanano da noi e poi perché non esistono ragazzi cattivi o “che non son più quelli di una volta”: sono esattamente come eravamo noi, stessi dubbi, stesse ansie, solo calati in una realtà storica del tutto nuova».
L’amministrazione comunale di Ferrara ha appena investito sull’acquisto di crocifissi da appendere nelle aule. Cosa ne pensa?
«Penso che sia un insulto: al fatto che nelle nostre scuole manchi tutto, carta, insegnanti di sostegno, libri, a volte anche i fondi per luce e riscaldamento; al fatto che siamo uno Stato laico; a tutti coloro i quali non si sentono rappresentati dal simbolo della croce; e da ultimo, anche alla stessa idea di fede cristiana. Chi è davvero credente non ha bisogno di quel simbolo a nessuna parete che non sia quella del proprio cuore». —
Irene Lodi
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