«Ferrara come fulcro di idee e iniziative» Il mondo della cultura appoggia il progetto
Come sarebbe Internazionale se durasse tutto l’anno? Dalla proposta di Ronchi Stefanati lanciata sulla Nuova al dibattito
la proposta
Internazionale tutto l’anno. Come sarebbe se il festival invece di durare tre giorni ne durasse 365? La proposta lanciata sulle pagine della Nuova da Michele Ronchi Stefanati, docente e ricercatore ferrarese, ha destato non poche attenzioni. Alla “chiamata” di Ronchi Stefanati, pubblicata sull’edizione di mercoledì, hanno risposto docenti e intellettuali che conoscono Ferrara, il festival e il contesto in cui si svolge. Ognuno ha dato le proprie impressioni su quella che, se ci si sofferma al titolo potrebbe apparire come una proposta bizzarra e che, invece, non lo è affatto.
la proposta
Nella sua lettera il docente proponeva Internazionale tutto l’anno, non con la mole del festival con centinaia di appuntamenti e ospiti condensati in poco tempo e pochi spazi, bensì qualcosa di dilazionato. Appuntamenti settimanali o mensili con giornalisti e intellettuali provenienti da tutto il mondo per aprire finestre sull’esterno e scoprire e comprendere ciò che accade altrove, in Italia ma anche in Messico, Francia, Germania, Guatemala, Siria o Colombia. Una specie di “festival diffuso” capace di arrivare laddove Internazionale da solo, così come è concepito, non può arrivare. La proposta di Ronchi Stefanati arriva forte e chiara. Il docente si rivolge direttamente al sindaco e all’assessore alla cultura di Ferrara, rispettivamente Alan Fabbri e Marco Gulinelli, e a Giovanni de Mauro, direttore di Internazionale. Il festival proprio una settimana fa a quest’ora stava animando la città estense con incontri, dibattiti e proiezioni; ancora una volta i numeri sono stati da capogiro: 79mila presenze in tre giorni.
La macchina è rodata e Ferrara non vuole perderla, questo è già stato appurato in più sedi e più occasioni. Ma al di là di questo bagno di folla è possibile pensare a qualcosa che si possa spalmare su dodici mesi? Mentre gli organizzatori si prendono qualche giorno per esaminare la proposta e riflettere, il mondo della cultura risponde e asseconda in toto, o quasi, lo spunto di Michele Ronchi Stefanati.
le risposte
Lo scrittore Diego Marani condivide pienamente la proposta. Secondo lui, infatti, un «simile laboratorio di idee non nutrirebbe soltanto la città ma ne farebbe il fulcro di iniziative che andrebbero ben oltre le mura cittadine. In questi tempi di globalizzazione non esiste più centro e periferia. Ogni luogo può diventare centro di qualcosa. Ferrara è pronta per questo salto di marcia».
Il lettore (e scritore) Edoardo Penoncini scrive alla Nuova: «L’appello di Michele Ronchi Stefanati non può non essere condivisibile, foss’altro perché sullo sfondo la spinta è quella di ridare “orecchio” e “appartenenza” a chi l’udito sembra averlo indirizzato ai bisogni più immediati del quotidiano, trovando spesso conforto nei “cuoricini” e nei “mi piace”, riversando nell’effimero il proprio senso di appartenenza. Credo Ronchi Stefanati punti molto a ridare il senso del confronto attraverso l’apertura all’altro, perché questa è l’esattezza della cultura e allora ben venga un Internazionale tutto l’anno».
Stefano Modeo, insegnante, propone «un’assemblea cittadina che sappia individuare i luoghi che necessitano di presidi e attività culturali e le ragioni di queste azioni. A mio parere - scrive - la proposta può avere successo solo se innesca un processo democratico di partecipazione tra cittadini, commercianti e un mondo dell’associazionismo».
Da Londra la giornalista ferrarese Federica De Caria nel suo intervento parla di «regola delle 3 C: conoscenza, curiosità e caparbietà. Internazionale è la madre delle 3 C. I fondi sono pochi? Regaliamo un abbonamento a tutte le scuole. Portiamola in tour. Facciamo sentire tutti a casa con le idee del mondo. La vicinanza e la consapevolezza cancellano la paura». Anche Gianfranco Franz ha accolto con entusiasmo la proposta e ha sottolineato: «Bisogna investire sempre di più nella “distribuzione” di culture direttamente nei luoghi dove la comunità vive, non solo nei centri storici. Bisogna che il consumo culturale diventi produzione culturale. Se ci sarà questo impegno da parte della città io sarò in prima linea con i miei piccoli contributi». —
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