Internazionale tutto l’anno: il dibattito è aperto «Bisogna coordinarsi con le amministrazioni»
De Mauro: «Ferrara è la nostra seconda casa». L’Arci parla di occasione di confronto. Muroni: coinvolgere la provincia
Continua il dibattito nato attorno alla proposta avanzata da Michele Ronchi Stefanati, docente e ricercatore ferrarese, sulla possibilità di organizzare “Internazionale tutto l’anno”, non con le dimensioni festivaliere che tutti conoscono ma, piuttosto, come una rassegna di appuntamenti in città e provincia per approfondire tematiche legate all’attualità. Alla lettera di Ronchi Stefanati pubblicata la scorsa settimana sulle pagine de la Nuova Ferrara, sono seguiti contributi e pensieri di persone che conoscono e vivono la città: insegnanti, intellettuali, ferraresi oggi all’estero per motivi di lavoro ma che con la mente e con il cuore restano legati al territorio. In diversi si sono entusiasmati attorno all’idea e hanno voluto esprimere la propria opinione. L’autore della lettera, che si rivolgeva proprio all’amministrazione comunale e a Giovanni de Mauro, direttore di Internazionale, invitava a creare un percorso condiviso e partecipato per trasformare in realtà questo progetto.
le risposte
L’assessore alla cultura di Ferrara, Marco Gulinelli, ha parlato di lettera «intelligente» che richiede «una risposta esauriente» e ha aggiunto: «Al di la del fatto che Internazionale tutto l’anno è praticamente impossibile da realizzare, resta l’esigenza di dare e fare cultura condivisa e condivisibile, in parole semplici: per tutti».
Puntuale la risposta del direttore della rivista che commenta: «Abbiamo letto la lettera con interesse e apprezziamo lo spirito e l’entusiasmo della proposta di Michele Ronchi Stefanati. Tuttavia – precisa –, pensiamo che il festival di Internazionale a Ferrara tragga la sua forza proprio dall’unicità e dal concentrare in tre giorni una serie di appuntamenti e incontri sull’attualità. L’impegno auspicato dall’autore della lettera è tipico di un’amministrazione cittadina, quindi al di là delle nostre capacità, risorse ed energie. Semmai dovrebbe essere il Comune, magari con il supporto di qualche associazione, a pensare un calendario di appuntamenti distribuiti nel tempo. Nell’ambito di un percorso di questo tipo, ipotizzare qualche incontro in collaborazione con Internazionale non sarebbe impossibile. Consideriamo Ferrara la nostra seconda casa e - conclude de Mauro - siamo felici del legame con la città che abbiamo costruito in questi dodici anni».
Parere positivo anche da Alice Bolognesi, presidente di Arci Ferrara, che aggiunge: «Il festival in quanto tale ha un suo senso e una sua unicità in un arco temporale che è quello che conosciamo. Sarebbe comunque bello pensare ad una serie di approfondimenti sulla scia degli argomenti trattati nell’ambito della tre giorni. Il discorso locale - specifica - va coordinato e gestito dalle amministrazioni locali in collaborazione con il territorio. Appuntamenti con autori e giornalisti che scrivono anche sulla rivista creerebbero di certo occasioni di confronto e dibattito. Bisogna lavorarci».
gli altri contributi
Negli ultimi giorni altri lettori hanno contribuito al dibattito inviando riflessioni e proposte alla redazione.
Giuseppe Muroni, storico e docente, vuole incentivare il cambio di passo e afferma: «La creazione di una sorta di “Metropolitana della cultura” Internazionale funzionante 12 mesi su 12, va incoraggiata come modello sociale per la crescita democratica di un territorio che vede il tasso di dispersione scolastica più elevato in Regione e il reddito pro capite fermo al palo, soprattutto nel Basso Ferrarese. Biblioteche, associazioni culturali, bande, scuole di musica e teatri, potrebbero fungere da basi logistiche, incubatori, facilitatori nel dialogo continuo con la popolazione».
Vittorio Brina Rubini, ferrarese attualmente trapiantato a Berlino, abbraccia con entusiasmo la proposta che vede come «esperimento che offre la possibilità a cittadini e visitatori di contestualizzare temi di grande attualità, come economi e integrazione, partecipandoli direttamente nei luoghi di vita, di lavoro e di socialità. Un modo - scrive - per far capire come queste tematiche, spesso allontanate e strumentalizzate, siano in realtà dentro le vite quotidiane di tutti».
Per il futurista Roberto Guerra, visti i tempi che corrono, sarebbe più opportuno pensare ad un festival della Scienza e pur elogiando la proposta di Ronchi Stefanati, rilancia con un “Copernico 2.0”. A voler pensare le cose in grande, a dir la verità, un’idea non escluderebbe l’altra ma, per il momento, meglio restare concentrati su un progetto e fare un passo alla volta. —
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