La Nuova Ferrara

l’intervista 

Relazioni pericolose Un Leonardo “forte”

Matteo Bianchi
Relazioni pericolose Un Leonardo “forte”

Lo scrittore Ferrio oggi all’Ibs con il suo nuovo romanzo «Sì, abbiamo osato a fronte degli studi scientifici»

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Solo nel buio si impara a “vedere”. E Leonardo da Vinci lo scruta con occhi cerulei. È questa la prima rivelazione del genio ritratto a quattro mani da Maria Pirulli e Stefano Ferrio nel romanzo “L’ultimo messaggio di Leonardo” (Skira), che lo scrittore vicentino presenterà oggi, alle 18, ospite della libreria Ibs+Libraccio.

Il volume dà anima e prospettiva a un’interpretazione singolare della “Vergine delle rocce”. In cosa consiste l’intuizione della Pirulli?

«Nell’aver individuato la firma dell’artista espressa tramite le iniziali nel linguaggio dei segni, rispettivamente dalle mani della Vergine, dell’angelo e di Gesù bambino».

L’alone di mistero che avvolge le iniziali di da Vinci nasconde il suo passato…

«Leonardo si sposta a Milano compiuti i trent’anni e per l’epoca era già un uomo formato, un artista arrivato. Lascia Firenze in sordina e con poco onore, segnato da due inchieste che lo tacciavano di sodomia».

Lei fa risalire la carica sensuale dell’opera alle relazioni pericolose che Leonardo intratteneva con i suoi modelli, tanto che la Madonna e l’angelo appaiono ambigui, indecifrabili. Non è azzardato?

«Molto, ma abbiamo umilmente osato a fronte degli studi scientifici sui quali è basata la nostra finzione letteraria. Abbiamo cominciato a scrivere con l’intenzione di ribaltare le convenzioni sociali e di riscattare la figura femminile. Non a caso, entrambe sono portatrici di una maternità inconcepibile».

Chissà se l’attrazione che da Vinci nutre per l’atto materno derivi dalla mancanza della madre che lo abbandonò quando era piccolo. Anche Adele Cattaneo, l’altra protagonista, si trova ad accudire inaspettatamente una fragile vita.

«Diversamente dalla sorte che scontò l’artista, oggi è possibile: l’estraneità familiare non osta più che ci siano filiazioni attraverso i ruoli della società contemporanea. Adele finisce per prendersi cura di un suo paziente colpito da sordità, il piccolo Edmondo, grazie a un legame affettivo, puro. Sarebbe stato assurdo limitare la narrazione al Quattrocento, ma era molto più stimolante la sfida di creare due piani paralleli, uno ambientato allora e l’altro nei giorni nostri. D’altronde, nella storia Adele ricalca la folgorazione della stessa Pirulli».

Perché ha dato corpo a un Leonardo schivo, refrattario nei confronti dei potenti e persino anticonformista?

«L’ho introiettato dentro di me. Il mio cantiere di scrittura prevede di dialogare anche in modo audace con chi non c’è più, ma che di fatto c’è ancora tramite le sue opere. Mi ha affascinato la sua naturale prepotenza, che lo portava a seguire innanzitutto le sue idee. La Vergine delle rocce è totalmente diversa dal disegno concordato con i committenti».

Se le tenebre corrispondono sia alla nascita sia alla morte, agli estremi, qual è il valore assoluto della luce secondo il suo da Vinci?

«È tale sempre in relazione ai personaggi, “edificante” in senso filosofico ma non morale: il ventre della Vergine è una sorgente luminosa». —

Matteo Bianchi

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