La Nuova Ferrara

IL NUOVO ROMANZO 

In uscita “La vita bugiarda degli adulti” e i ferrantiani sono già in fibrillazione

Michela Tamburrino
In uscita “La vita bugiarda degli adulti” e i ferrantiani sono già in fibrillazione

La penna misteriosa da best seller torna in libreria il 7 novembre: svelato l’incipit del suo nuovo lavoro letterario

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Dietro un nome misterioso e oramai famosissimo c’è la penna da best seller che infiamma il mondo. I libri di Elena Ferrante, che nonostante lo pseudonimo è stata giudicata dal settimanale Time tra le 100 donne più influenti del mondo, si aspettano come un dono raro. Grazie ai precedenti, al travolgente libro d’esordio, L’amore molesto, con cui s’impose all’interesse del pubblico anche cinematografico, e in ultimo a L’amica geniale, una saga passata dai successi letterari a quelli televisivi. Oggi scatena di nuovo la curiosità dei tanti adepti ferrantiani con l’ultimo romanzo, La vita bugiarda degli adulti, in libreria dal 7 novembre per E/O. Ed è proprio la casa editrice a darne l’annuncio con la simultanea diffusione della copertina del libro, che ha già scatenato mille interpretazioni, con quelle due mani femminili che si protendono come per prendere qualcosa.

Sono passati cinque anni dall’ultimo atto della tetralogia che ha visto al centro le vicende di Lila e Lenù, colte bambine in un’amicizia che attraverserà a fasi alterne la loro intera esistenza. La trasposizione televisiva firmata da Saverio Costanzo ha raccolto davanti alla televisione una media di 7 milioni di telespettatori e ora si sta girando L’amica geniale 2.

Intanto E/O il mese scorso aveva già anticipato strategicamente il primo brano, dal quale si evince che la nuova storia è ambientata ancora una volta a Napoli e in un quartiere preciso. Si cita persino una strada, luogo frequentato, conosciuto e abitato da Domenico Starnone e dalla moglie Anita Raja, la coppia di scrittori che vengono indicati come coloro che si nascondono dietro il nom de plume di Elena Ferrante.

Così l’incipit: «Due anni prima di andarsene da casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto - gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole - è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione...».

Un inizio fulminante che accende l’immaginazione, come è una costante nei libri dell’autrice. —



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