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Miac, il museo che fa del cinema lo specchio delle nostre emozioni

Giuseppe Distefano
Miac, il museo che fa del cinema lo specchio delle nostre emozioni

Il nuovo spazio multimediale inaugurato a Cinecittà sarà aperto da dicembre Nata da un’idea di Franceschini, la galleria attraversa il ’900 e guarda al futuro

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Oltre un secolo di cinema, ottant’anni di radio e sessanta di televisione. Attraverso il ricco materiale degli archivi dell’Istituto Luce, delle Teche Rai e del Centro Sperimentale di Cinematografia, ci s’immerge in un affascinante percorso multimediale, sonoro e visivo, capace di restituire l’immaginario creativo dell’intero ’900 nelle sue relazioni con la Storia, con la nostra vita sociale e culturale e i mutamenti del linguaggio visivo, fino alla nostra attualità e alle nuove tecnologie digitali. È quanto riserva il Miac, il nuovo Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema inaugurato in anteprima a Cinecittà, alla presenza del ministro Dario Franceschini che cinque anni fa lanciò l’idea dopo la mostra per i 90 anni del Luce tenutasi al Vittoriano di Roma. Voluto e finanziato dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo con una spesa di 2,5 milioni di euro, il Miac aprirà a dicembre.

sentirsi a casa

Si rivolge a un pubblico trasversale: a tutto quel mondo di appassionati della materia, così come agli studiosi e agli specialisti; a chi, nell’audiovisivo, cerca formazione e conoscenza professionale, senza escludere chi vuole solo farsi sorprendere da un viaggio affascinante e inaspettato. Alla base del museo ci sono centinaia di film e filmati d’archivio, documenti, fotografie, interviste, sigle, backstage, grafiche, radio: un patrimonio materiale e immateriale di civiltà visiva reso immersivo ed emozionale grazie a installazioni interattive, videoarte, linguaggi transmediali, realizzate dal team None Collective. Sviluppato in dodici ambienti principali su un’area di 1.650 metri quadri, il percorso non procede per cronologia, ma è scandito da aree tematiche trasversali. Ogni sala esplora un tema: potere, lingua, paesaggio, eros, commedia, cibo, musica, maestri, futuro. La scelta dei titoli, del montaggio, degli accostamenti con le installazioni, crea connessioni, metafore, provocazioni, allusioni, pur nel rispetto documentale e storico. Il primo ambiente che accoglie il visitatore è il Botteghino: spazio di attesa, foyer e tra insegne di sale cinematografiche, si avvicendano suoni e jingle familiari allo spettatore. La prima sala è quella delle “Emozioni/L’immaginario del Cinema italiano del ’900”. Proiezioni su schermi di volti di spettatori e frammenti di specchi replicano scene memorabili del nostro cinema: a voler dire che i film sono lo specchio in cui abbiamo scoperto le emozioni.

identità collettiva

Si passa poi alla “Sala attori e attrici” dove si celebrano i primi portavoce di un film, di uno show: un mosaico di sequenze e primi piani, di divi e divine, stelle per ammiratori, premi, festival, racchiusi come in un unico camerino da tre cornici formate da 100 lampadine. Oltre alla “Sala Storia”, dove gli schermi ne fanno un potente zapping sull’identità degli italiani, c’è la sala col tema della “Lingua”: inondata di suoni, parole, dialoghi sovrapposti, riflette la miriade di drammaturgie basate sulla ricchezza dei dialetti e regionalismi del nostro Paese, qui unificate alle scene selezionate su tre grandi lightbox. Chiude il percorso, il tema “Futuro”. Una sala di specchi priva di riferimenti dimensionali, in cui scie luminose dialogano con una colonna-video al centro. Questi gli spazi del Miac, concepito però come struttura in divenire, start up capace di crescere modificandosi nel tempo, e che ospiterà anche mostre temporanee, proiezioni, incontri. Nel suo intervento il ministro ha proposto di «prevedere anche una stanza in cui i visitatori possano lasciare una loro dichiarazione d’amore per il cinema in immagini» . —



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