Novello, buon vino mai banale Da gustare aspettando l’inverno
Siamo in periodo cardine per il mondo vitivinicolo, ossia quando il vino novello è disponibile al commercio. In realtà, dall’annata 2012 la data esatta è fissata al 30 ottobre, mentre precedentemente, a partire dal 1999, il novello-day era il 6 novembre, anche se per tradizione si considerava l’11, san Martino, come giornata di apertura, per gli agricoltori l’ideale conclusione di una stagione lavorativa. Il nuovo decreto ha razionalizzato la produzione dello stesso, semplificando ed affinando il disciplinare. Certo si tratta di cambiamenti minimi ma in realtà cosa sappiamo di questo vino spesso ingiustamente demonizzato? Innanzitutto, si tratta di una tradizione di origine transalpina. I produttori della zona di Beaoujolais, considerata fino a quel momento la parcella meno rinomata della Borgogna, vollero dare nuovo lustro alla loro produzione a base uve Gamay, inventandosi un procedimento, per l’appunto la macerazione carbonica, che permette di ottenere un vino leggero, di beva immediata, ricchissimo di aromi e profumi fruttati, tipicamente di frutta fresca, e totalmente privo di tannini. Proprio per queste caratteristiche si tratta di un vino che non si presta ad invecchiamento, da bere immediatamente, ma non per questo banale. In Italia il disciplinare contempla diverse differenze rispetto al modello francese: in primis il numero di vitigni con cui lo si può produrre.
eccellenze
Mentre in Francia il nouveau deve essere forzatamente da uve Gamay, in Italia è possibile realizzarlo con 60 uvaggi, di cui 7 internazionali. La menzione tradizionale “novello” è riservata ai vini a Dop o Igp tranquilli e frizzanti, assolutamente da non confondere con il vino “nuovo”. Il periodo di vinificazione non può essere inferiore a 10 giorni dall’inizio della vinificazione stessa, mentre la macerazione caratteristica del novello non può riguardare meno del 40% delle uve con cui è prodotto. Ciò significa che il disciplinare, stante la necessità di realizzarlo esclusivamente con le uve dell’annata in cui viene commercializzato, permette “tagli” ad esclusivo beneficio della qualità del vino stesso, che può inoltre essere affinato in botte. Si tratta di un prodotto di nicchia, di qualità superiore a quello che si consumava soltanto 10 anni fa, all’apice di un “boom” di mercato che portò a produrne ben 17 milioni di bottiglie. Adesso i circa 2 milioni prodotti parlano di un vino leggero fresco, aromatico, di piacevole bevuta e ideale per accompagnare le caldarroste e, diciamocelo, inimitabile compagno nel cammino di avvicinamento all’inverno. —
Riccardo Corazza
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