Zuppi, una vita vissuta per il prossimo «L’amore è il contrario della paura»
Il nuovo libro del cardinale: quando arrivai nella periferia romana entrai in un mondo che mi aprì gli occhi e il cuore
la novità
Il colore della porpora, il rosso a cui si inchinano i cardinali, significa testimoniare fino al sangue e per il sangue di chiunque abbia subito ingiustamente una sorte violenta. Le parole premurose che papa Francesco ha dedicato a monsignor Matteo Maria Zuppi poco prima della nomina in Vaticano, lo scorso 5 ottobre, sono state chiare ed essenziali: «Nessuna mondanità» e, soprattutto, «compassione».
Da sempre Bergoglio bada all’amore incondizionato del prossimo, partecipando alla sua sofferenza e senza chiedere nulla in cambio. Non a caso, Odierai il prossimo tuo. Perché abbiamo dimenticato la fraternità (ed. Piemme) è il titolo inquieto che Zuppi ha scelto per il suo nuovo libro, scritto con Lorenzo Fazzini. Si tratta di una serie di riflessioni che mettono a fuoco un’Italia incattivita, nella quale la comunicazione è degna di attenzione solo se aggressiva e nei rapporti il dialogo soccombe alla forza. Se dal Nord al Sud le porte delle case si chiudono agli estranei, le donne e gli immigrati sono vittime frequenti di soprusi sia verbali che fisici.
AMORE, UNA COSA SERIA
«Ho compreso il Vangelo grazie alla Comunità di Sant’Egidio – spiega sua eminenza –, dove vivevo sia la mia scelta per il Signore sia per i poveri. Due dimensioni che mai sono state in contraddizione tra loro. La prima volta che presi il bus per andare in centro a Roma, dove c’era il mio seminario, sbagliai direzione e mi ritrovai al capolinea in periferia, entrando in un mondo che mi aprì gli occhi e il cuore». Chi si vanta di odiare non è intelligente, tutt’altro: «L’odio crede di identificare il nemico e di essere muscolare, crede di anticipare i problemi, mentre l’amore viene ridotto rozzamente a buonismo». Ma l’amore è una cosa seria, sebbene conciliarlo con la paura non sia possibile.
«Il contrario della paura non è il coraggio – aggiunge – è proprio l’amore. Per certi versi Gesù stesso non è coraggioso: nell’Orto degli ulivi è spaventato, angosciato e triste. Vive con ogni difficoltà umana la situazione che vince per amore. Se il coraggio dipende anche da chi ce lo infonde, l’amore è nostro. Lo dimostrano i martiri che hanno tenuto più alla loro gente che alla loro pelle, come don Puglisi o Annalena Tonelli».
TENDERE UNA MANO
Zuppi, che è stato persino in Burundi per aiutare Mandela, insiste su quanto sia naturale trovare un modo per dare una mano agli altri, piuttosto che tenerli lontani. «Ci sentiamo deboli rispetto a chi arriva e le risposte sembrano troppo lontane. In più siamo prede di chi ingigantisce le nostre paure e deforma i problemi del paese. Ad esempio, non ci rendiamo conto che sono assai più numerosi gli emigrati italiani dei clandestini sui barconi».
Di recente gli attacchi contro papa Francesco, che dimostra di essere un intellettuale empatico e impavido, sono stati senza precedenti. «Sono spesso opera di un mondo digitale per niente casuale, ma frutto di investimenti precisi. L’accanimento nei suoi confronti diventa indecoroso quando proviene dall’interno della Chiesa – conclude il cardinale –. Ma la Chiesa non può essere neutrale, perché l’amore non può essere indifferente. Non dimentichiamoci che per un cristiano le omissioni sono peccati. Agli affamati bisogna dare da mangiare, non astenersi». —
Matteo Bianchi
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