Qui Quo Quacchio, tante risate fra amici «Le prove sono il momento più divertente»
La compagnia formata nel 2013 ha nel cast anche i parroci, prima il compianto don Romano e adesso don Luca
Iniziamo un viaggio nel mondo delle compagnie dialettali della nostra provincia. Prima puntata con Quacchio.
Quando nel 2013 si costituì a Quacchio un gruppo di attori dialettali, si presentò il problema di darsi un nome. La soluzione venne dal nome del quartiere dove tutti risiedevano, che ben si adattava a quello dei nipotini di Paperino, da qui ecco la simpatica compagnia dialettale Qui Quo Quacchio. Un gruppo di amici che frequentava la parrocchia di San Giovanni Evangelista decise di portare qualcosa di nuovo nel programma che ogni anno, il 15 di agosto ed altre serate, durante la Sagra dell’Assunta. «Il nostro obiettivo – ricorda Laura Furini, autrice dei testi presentati sul palco – era quello di devolvere quasi interamente il ricavato dei nostri spettacoli alla parrocchia, per sostenere opere di beneficenza, mentre una parte era per il Gruppo dell’Amicizia, formato da volontari che si occupa di persone disabili».
gli inizi
Il debutto avvenne durante la sagra ma dopo seguirono altre recite al teatro De Micheli di Copparo (dove sono in cartellone da diversi anni), ma anche a Ferrara, alla sala Estense, e ad Aguscello per la Sagra di San Michele.
Quando si costituì la compagnia era parroco il compianto don Romano Caon, che la sostenne con molto affetto e partecipazione, non mancando di fare una visita incoraggiante durante le prove e portando anche una cioccolata calda in inverno e tanti ghiaccioli in estate. «A volte dava anche preziosi consigli – prosegue Laura –, frutto della sua bonarietà ed ironia e nella commedia “I tre megeri ad Quac” interpretò la parte di un vescovo poco incline ad ascoltare i pettegolezzi».
«Anche l’attuale parroco, don Luca Piccoli, non solo ci è vicino - aggiunge - ma ha anche recitato nella commedia “Cus as fa par al ben dla zità”, in un ruolo lontano dal suo ministero, in quanto era uno sfaticato messo comunale».
ridere sempre
Non tutti gli attori sono ferraresi, per cui ogni tanto affiora l’accento bolognese di Valerio o la pronuncia piemontese di Fiorella, mentre Carmelina vorrebbe recitare in dialetto ferrarese ma non riesce a cancellare ancora la sua origine napoletana. Poi c’è Beatrice, che non aveva mai parlato in dialetto fino a qualche anno fa e così prende lezioni di vernacolo dal marito Giuseppe. «Inutile dire che le prove sono il momento più esilarante e divertente – sottolinea Laura – ed è proprio lì che nascono le battute che vengono poi aggiunte al copione, oppure si raccontano barzellette o aneddoti che riguardano il mondo del lavoro di alcuni di noi, i quali a volte diventano vere scenette. In questo gruppo, che ci fa molto bene anche dal punto di vista della socializzazione, c’è un problema: non si riesce a stare a dieta perché c’è sempre qualcuno che arriva con una torta o con dolcetti molto gustosi per finire le prove con dolcezza e nessuno riesce a resistere alla tentazione. La persona che soffre di più è la suggeritrice, la quale fatica a seguire alcuni attori, poiché hanno la bella abitudine di improvvisare molto durante le prove, ma anche durante le recite in teatro e magari scoppiano addirittura a ridere. Ma fa tutto parte del clima spontaneo e spensierato nel quale viviamo e che vogliamo trasmettere agli spettatori».
per tutti
«Una cosa di cui siamo tutti orgogliosi è vedere che intere famiglie sono impegnate, così genitori e figli sono coinvolti negli stessi progetti e non importa se i giovani vivono lontano, a volte anche all’estero, perché appena possono si uniscono alla compagnia e danno una mano. Altra cosa che ci inorgoglisce è l’amicizia che ci lega, per cui la gioia di un componente è la gioia di tutti ma se c’è una situazione di dolore, tutti sappiamo che c’è qualcuno che ti ascolta, ti aiuta materialmente o prega per te».
Prossimi spettacoli: il 23 gennaio al De Micheli, il 29 febbraio in sala Estense.—
(1 - continua)
Margherita Goberti
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