«C’è tanto da scoprire su Celati E in lui ho trovato un amico»
Sabato alla Pazienza il libro curato da Ronchi Stefanati, che raccoglie i saggi sullo scrittore
TRE DOMANDE
Sabato alle 17.30 alla libreria La Pazienza (via de Romei 38, Ferrara) verrà presentato Gianni Celati. Traduzione, tradizione e riscrittura (ed. Aracne). Con Michele Ronchi Stefanati, docente e ricercatore ferrarese, nonché curatore del volume, interverranno Jean Talon, traduttore e scrittore, e Olga Campofreda, University College London. Al termine aperitivo per i partecipanti dell’incontro. In attesa dell’incontro, il curatore, racconta come ha scoperto “l’universo celatiano” e come è nato questo libro.
Come e perché si è avvicinato a Gianni Celati?
«Ero a Londra, a University College London, e seguivo le lezioni di letteratura italiana di Enrico Palandri, che considero il mio maestro e che a sua volta aveva avuto come primo maestro Celati. Ne ha parlato lui e ho cominciato a leggerlo, partendo da un libro di interviste, Conversazioni del vento volatore. In una di queste, Celati raccontava che da giovane aveva una borsa di studio a Londra e faceva avanti e indietro da lì in macchina per andare a trovare a trovare Calvino a Parigi. Parlava degli stessi luoghi dove passavo ogni giorno. L’immedesimazione è stata immediata. Un’immedesimazione esistenziale, di approccio alla vita, prima che letteraria: lo sentivo molto vicino a me nel modo di pensare. È stato come trovare un amico».
Quanto c’è ancora da scoprire o riscoprire di Celati?
«Un mondo! Ci sono saggi densissimi mai pubblicati, tra cui uno, stupendo, su Brecht, e poi sceneggiature inedite, prime versioni di opere pubblicate, lettere, appunti, persino canzoni. Bisognerebbe fare un secondo volume del Meridiano Mondadori (il primo è uscito nel 2016 e contiene l’opera narrativa), che raccolga tutti i saggi, dal 1960 al 2013, in un unico volume. E poi un altro che raccolga tutte le lettere. Ci sto lavorando, ne ho parlato con la moglie di Celati, spero si possa fare al più presto».
Di cosa parla l’opera e qual è il suo ruolo?
«Traduzione e riscrittura sono attività decisive nell’opera di Celati. Il libro parla di questo, del suo rapporto con la tradizione letteraria, del suo modo di continuarla e insieme stravolgerla, riscrivendola o traducendola. Io ne ho curato l’edizione perché nel 2016 avevo organizzato una tre giorni di convegno su questo stesso tema, a Dublino e a Cork, in Irlanda, con studiosi dalle università di tutto il mondo e poi scrittori, traduttori, critici. Lo stesso Celati era presente, insieme a Marco Belpoliti, Nunzia Palmieri, Daniele Benati, Jean Talon e altri. Il libro raccoglie gli interventi migliori di quella tre giorni. Dietro ogni saggio c’è un lavoro di ricerca e di studio durato anni. Celati ha tradotto Joyce e Céline, un solo autore è stato intraducibile per lui: Bob Dylan». —
Samuele Govoni
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
