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I millennials non temono l’Hiv Manca la percezione del rischio

Le campagne di sensibilizzazione continuano ma c’è un disimpegno civile Serve più informazione anche per contrastare la minaccia degli “untori”


30 novembre 2019 Giuseppe Muroni


Domani sarà celebrata la Giornata mondiale contro l’Aids, virus che in quarant’anni scarsi ha ucciso oltre 25 milioni di persone. Di seguito uno scritto di Giuseppe Muroni, docente e storico ferrarese, che pone l’accento sulla questione, guardando ai giovani e alla scuola.

La Giornata mondiale contro l’Aids permette, ogni anno, il primo dicembre, di fare il punto della situazione: nuove linee guida per affrontare la malattia, statistiche sul numero delle infezioni, speranze che provengono dal mondo della scienza e della ricerca.Il nastro rosso, simbolo internazionale della lotta contro l’Aids, diventato famoso durante i Tony Awards del 1991, oggi è uno dei tanti fiocchi della consapevolezza, uno dei tanti colori adottati per il sostegno ad una determinata causa o campagna civile.

PASSATO PRESENTE

Negli ultimi anni, nonostante le consuetudinarie campagne di sensibilizzazione, meritorie e sostenute efficacemente da media, enti pubblici e associazioni, si è assistito ad un disimpegno civile, ad un arretramento culturale. Da una parte l’emergere di nuove tematiche che hanno investito e polarizzato l’opinione pubblica, dall’altro la riduzione della quantità-qualità dei servizi, in alcuni settori della società, importanti per l’informazione e la formazione delle future generazioni. Va constatato, però, che mai come prima d’ora sono garantiti l’accesso alle cure, l’anonimato, i test hiv gratuiti in occasione delle iniziative delle Aus locali o i test autodiagnostici acquistabili facilmente anche su internet. Eppure, nonostante i grandi passi in avanti, c’è ancora molto da fare: il cortocircuito delle informazioni, il bigottismo culturale imperante in alcuni strati della società e della politica e gli stereotipi cristallizzatisi in “adultolescenti” in cerca di identità, generano apatia e disinteresse verso questa tematica.

DISTANZA EMOTIVA

Lo vediamo consultando i dati: anche se l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità mostra che le nuove infezioni sono diminuite del 20% nel 2018 rispetto al 2017 e che le morti si sono ridotte di un terzo tra il 2000 e il 2016, l’incidenza più alta delle nuove infezioni da Hiv è quella che si registra nei giovani tra i 25 e i 29 anni. L’Hiv ai millennials non fa più paura perché non è presente la percezione del rischio, e la lontananza generazionale dagli anni Ottanta e Novanta acuisce la distanza emotiva. Nelle scuole italiane i corsi di educazione sessuale, sempre più minacciati da scarse risorse, nella migliore delle ipotesi sono tenuti spesso dal docente curricolare di scienze o biologia, non da esperti esterni che garantirebbero un diverso tipo di professionalità e un distacco funzionale ad analizzare il problema da un punto di vista altro. Così molti confondono la prevenzione delle gravidanze indesiderate, mediante l’uso della pillola contraccettiva, con la prevenzione del virus, ignorano la conoscenza della sua trasmissione, e si vergognano di acquistare il profilattico, oggetto che permane un tabù.

CAMBIAMENTI

L’importanza di una maggiore sensibilità rispetto al problema è tornata alla ribalta di recente in molti casi di cronaca: diversi sono stati gli “untori” che hanno contagiato appositamente diverse decine di partner nascondendo la malattia e richiedendo rapporti non protetti. Il nemico più subdolo, come spesso accade, è il silenzio, l’indifferenza, l’ignoranza, il pregiudizio; nessuno è escluso, anche nel mondo dei vip ci sono personaggi sieropositivi o malati (e purtroppo morti) di Aids: Pier Vittorio Tondelli, Michel Foucault, Rudolf Nureyev e Freddie Mercury per citarne alcuni.

Qualcosa sta cambiando, lentamente: l’appello di papa Francesco seguito ad uno dei suoi viaggi in Africa, «affinché tutti adottino comportamenti responsabili per prevenire una ulteriore diffusione di questa malattia» e che si distanzia nettamente dalla visione di papa Benedetto XVI, per il quale l’educazione sessuale era nemica della fede, lascia la speranza che anche la mentalità degli italiani diventi scevra di sovrastrutture frutto di credenze arcaiche e più attenta alla prevenzione ed ai comportamenti corretti da tenere. —

Giuseppe Muroni

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