Vezzani, dall’amputazione alla Bologna-Monaco a bordo di una carrozzina
Martedì esce il libro che racconta la risalita dell’ex consigliere comunale «Ho dovuto ripartire da zero ma in pochi anni ho realizzato tante cose»
la storia
Paolo Vezzani è balzato agli onori delle cronache all’inizio dello scorso mese di settembre, in seguito alla decisione di dimettersi dal consiglio comunale di Ferrara, nel quale era stato eletto nella lista della Lega. Poi un paio di mesi dopo ecco la battaglia anti-migranti per il suo paese, Ravalle. Ma Vezzani, originario di Bondeno, ha anche alle spalle una vita complicata, in particolare negli ultimi 5 dei suoi 40 anni.
Vezzani, infatti, nel giro di due anni ha prima perso parte del bacino (sostituito da una protesi) e poi la gamba destra per un sarcoma, tornato in modo ancora più aggressivo dopo il primo intervento. Ma il ferrarese non si è dato per vinto, decidendo l’1 aprile («tutti pensavano volessi fare un pesce d’aprile», racconta) del 2017 di partire con una carrozzina con la ruota servoassistita per un viaggio da Bologna (dall’ospedale Rizzoli dove è stato operato entrambe le volte) fino a Monaco di Baviera, attraversando il Brennero.
Viaggio “impossibile” raccontato nel volume Sempre avanti mai indietro, realizzato a quattro mani con la scrittrice urbinate Andrea Cangiotti e presentato per la prima volta l’altra sera alla libreria Mondadori di Fano, anche se l’uscita in tutte le librerie è prevista per martedì.
la malattia
«Tutto è cominciato nel 2014 - racconta Vezzani alla Nuova Ferrara -, quando mi è stato diagnosticato il sarcoma. L’8 aprile del 2015 ho subìto il primo intervento, con l’asportazione di mezzo bacino sostituito da una protesi sperimentale realizzata con una stampante 3D, frutto di uno studio del Rizzoli di Bologna su quelle che saranno le protesi del futuro. In pratica, chi mi vedeva dopo l’intervento quasi non s’accorgeva, tanto che il 29 giugno ero a Misano per il Mondiale della superbike, la mia grande passione. Peccato che nel 2016 una recidiva (si trattava di un sarcoma delle parti molli; ndr) mi ha colpito la gamba destra. È un tipo di malattia che nell’arco di cinque anni ha un indice di mortalità molto alto, per cui non ci ho pensato due volte e ho deciso per l’amputazione. I medici inizialmente non erano d’accordo, visto che il primo intervento era andato bene, ma alla fine era inevitabile. Sia chiaro, difendo a spada tratta medici e azienda sanitaria, grazie alla sanità italiana sono ancora vivo».
la nuova vita
Vezzani non è solo appassionato di motociclismo. Dopo il primo intervento ha iniziato un’intensa attività fisica, in particolare bicicletta e piscina, ma l’amputazione della gamba destra ha cambiato radicalmente la sua vita. «L’1 giugno del 2016, giorno dell’intervento, mi sono trovato con una vita da ricostruire. Intanto la fine della mia relazione di coppia, poi il vero calvario, sei mesi all’ospedale, prima al Rizzoli poi al Malpighi di Bologna, perché la recidiva aveva intaccato anche la vescica. E proprio in quei mesi è nata l’idea di dar vita ad una onlus».
Ed ecco la prima decisione importante, la nascita dell’Arcs onlus (associazione ricerca cura sarcomi), la quale ha trovato terreno fertile al Rizzoli, dove ha la propria sede, con presidente Massimiliano De Paolis (il medico che ha operato Vezzani) e suo vice il primario Davide Maria Donati. Scopo principale raccogliere fondi per aiutare chi è colpito dal sarcoma, confidando anche in alcuni amici importanti di Vezzani, dal dottor Claudio Costa (celebre medico del mondo della moto) al pilota Lorenzo Salvadori, dal giornalista Max Temporali allo storico team manager Genesio Bevilacqua. «È stato proprio Max a dirmi che per queste cause servono cose eclatanti. Siccome a casa avevo una ruota servoassistita, per ringraziare il Rizzoli ho deciso di avventurarmi nella Bologna-Monaco in carrozzina. Ancora una volta mi hanno dato tutti del matto, ma affiancato dal team composto dal fisioterapista Andrea Rizzardi, il meccanico Silvio Dell’Oro e il pilota Roberto Gelosa (ha vinto Le Mans; ndr) mi sono fatto 5 giorni a tappe di 100 km ciascuna, attraversando il Brennero innevato».
il libro
Scopo della onlus appunto il supporto a chi è colpito dal sarcoma, «grazie a raccolte fondi e donazioni abbiamo realizzato una stanza giochi per i bambini al Rizzoli e aiutato persone, l’ultima un ragazzo senegalese che aveva bisogno di una nuova protesi. Poi, come me, non tutti nascono in città, perciò l’idea della ruota servoassistita è utile per chi deve muoversi avendo pochi mezzi pubblici a disposizione».
Ed ecco per scherzo l’ultimo - per ora - progetto, il libro in cui racconta quanto fatto in questi cinque anni di vita stravolta: «Quando ci penso ancora fatico a capire cosa ho realizzato - dice Vezzani -, ma se mi guardo allo specchio mi rendo conto che alla fine la mia è stata una reazione certamente non abituale, fatta grazie a quella che definisco la mia “squadra”. Al memorial “Doriano Romboni” parlando dell’idea del libro ho avuto il contatto di Andrea (Cangiotti; ndr) ed ecco il libro, con prefazione di Temporali».
Ma non è certo finita, perché l’impresa Bologna-Monaco avrà un seguito: «Le idee sono tante, andare a San Pietroburgo, il vecchio tracciato della Parigi-Dakar, la via della Seta, la Muraglia cinese e la West coast americana...», conclude il 40enne ferrarese. —
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