Europavox a teatro Il Vecchio continente si incontra a Bologna
Musica oltre i confini e uno «scambio culturale tra artisti» La songwriter Antolini: il mio lavoro come una missione
Si terrà a Bologna oggi e domani l’ultima tappa annuale di Europavox, festival internazionale “senza confini”, dedicato alla diversità musicale europea. Con centinaia di concerti in diverse città europee e migliaia di frequentatori, Europavox difende, attraverso tutti i tipi di musica, una visione positiva e impegnata dell’Europa. Nelle due serate saliranno sul palco del Teatro Comunale, dodici artisti provenienti da nove Paesi diversi: il duo dream-pop austriaco Anger, il leader dei Mogwai Stuart Braithwaite, la dark elettronica della londinese Eckoes, il rocker francese Jean Felzine, la darkwawe dei britannici Iyeara, dalla Polonia lo statunitense Low Roar con i suoi ariosi paesaggi sonori, dall’Estonia il dj e produttore Noëp. Con loro l’elettronica del giovanissimo tedesco Niklas Paschburg, i bielorussi Super Besse con il loro post-punk e una rappresentanza italiana di prim’ordine grazie a nomi come Beatrice Antolini, Fragments of Light e Giungla.
IL FESTIVAL
Proprio Beatrice Antolini (nella foto di Gianluca Simoni) ha spiegato l’importanza di questa manifestazione: «Europavox è estremamente interessante perché è uno dei pochi festival che ci sono in Italia dove c’è un interscambio culturale musicale, che invita artisti stranieri ma promuove anche artisti italiani che sono più adatti ad un pubblico straniero. Ce ne dovrebbero essere di più di manifestazioni del genere considerato che dall’Italia si esporta sempre pochissimo, invece Europavox si propone di portare questi artisti italiani in Europa e viceversa. In più si svolge a Bologna, città dove vivo dal 2000 e dove mi sento a casa, quindi ben venga».
Dall’alto della sua esperienza musicale (polistrumentista, con all’attivo sei album e una serie di collaborazioni con artisti internazionali tra i più famosi), Antolini si definisce un’artista fuori dal coro.
PROCESSO CREATIVO
«La scena indie è di certo casa mia, e mi piacciono tanti artisti che possiamo inserire nel calderone del cantautorato indie italiano, ma non mi associo al genere in quanto non faccio la cantautrice. Io sono una songwriter, arrangiatrice e produttrice dei miei pezzi, che è un altro lavoro, e questo lavoro lo vedo come una missione, una devozione, avendo sempre suonato sin da piccolissima». Il processo creativo ha un’importanza decisiva nella realizzazione dei suoi progetti musicali: «Quando faccio musica sto bene ma anche male. Il processo creativo mi “dice” di solito che quando arrivo a star male, ad aver faticato davvero, allora ho fatto qualcosa di bello. Se invece finisco un progetto e sono ancora riposata, allora manca qualcosa».
IL NUOVO ALBUM
Un trasporto totale che è presente anche nell’ultimo album della musicista, “L’AB”, nel quale il tema ricorrente è la riscoperta dell’interiorità in una società che ci vuole sempre più meccanici: «“L’AB” è un disco che parla di questo presente nel quale spesso ci dimentichiamo di quello che siamo per un capitalismo e un materialismo imperante. Ho cercato di comunicare quello che provo e vedo, questa meccanicità dei gesti, del modo meccanico di comportarsi delle persone, e credo sia interessante, in una vita, renderci conto che non dobbiamo essere solo preda di compulsioni ed emozioni basilari. È un disco pesante leggendo i testi, ma con una luce di speranza, e riflette il mio modo di essere, che tende a vedere nelle cose sempre il bicchiere mezzo pieno».
Teatro Comunale Bologna, largo Respighi, 1. Dalle 20.30, apertura porte ore 20. —
Gian Piero Bruno
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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