Il mercato florido dei vini naturali e Ferrara è capofila
Cresce la produzione italiana grazie al lavoro quasi maniacale di piccole cantine Dal Brindisi in poi la nostra città li ha sempre promossi
Il successo delle recenti edizioni di “Back to the Wine” di Faenza o del Mercato Fivi di Piacenza sono l’innesco ideale per occuparsi di un fenomeno in evidente crescita, quello dei cosiddetti vini naturali. Non è una novità, vero, poiché da almeno una ventina di anni un manipolo di coraggiosi produttori, ora affiancati da tanti adepti, si sono lanciati nella sperimentazione. Eppure, in una congiuntura di mercato florida come la presente, il raggiungimento di un livello medio che si può definire notevole può essere traino anche per le etichette “tradizionali”.
Innanzitutto un po’ di chiarezza: il termine “vini naturali” va ad identificare quei vini che, partendo da un approccio quantomeno biologico, si muovono nella direzione di intervenire, in cantina e in campagna, il meno possibile. Il ché significa rifiuto totale della chimica di sintesi (pesticidi, erbicidi o insetticidi in campagna, addizione colle o coadiuvanti, chiarifiche, microfiltrazioni, micro-ossigenazioni in cantina). L’unico intervento consentito è l’aggiunta di solfiti, i quali peraltro rappresentano un prodotto naturale della fermentazione, oltre ad un ausilio per stabilizzare il prodotto.
Produrre vini naturali è – in genere – molto più difficile che produrre in modo tradizionale quindi, riguardo alla preparazione tecnica dei cantinieri (“artigiani” o meno), ci si può considerare, usando una metafora di settore, in una botte di ferro. Micro-produzioni, certo, curate maniacalmente di ogni momento della produzione e, soprattutto, la classica “mano” del produttore, quella che non insegna alcun libro.
In città, e non a caso, si tratta di vini storicamente diffusi. Il lavoro dell’Enoteca Al Brindisi è stato seminale, in seguito si ricorda la raffinata esperienza (anche) enologica del Don Giovanni. E ancora oggi di vini naturali c’è sempre sete: giusto per fare dei nomi, dai Due Gobbi all’XI Comandamento e l’Enoteca Botrytis. Su tutti i ragazzi del Retrobottega Travagli, che in carta (o meglio, in lavagna), hanno esclusivamente vini naturali. —
R.C.
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