La Nuova Ferrara

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Il sacrificio del divin porcello “I oss dal maial” in tavola

Franco Corli
Il sacrificio del divin porcello “I oss dal maial” in tavola

Domani e domenica appuntamento gastronomico al centro sociale La Colomba L’occasione per apprezzare le parti povere ma altrettanto succulente dell’animale

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Nella maggiore località del comune di Riva del Po, Berra, a due passi dalla Porta del Delta, luogo caro negli anni ’50 anche allo scrittore Mario Soldati nei suoi famosi viaggi culturali e tappe lungo il grande fiume, si svolgerà in questi giorni la 16ª edizione della sagra “I oss dal maial”, ovvero degli ossi del maiale, del quale, come recita un famoso detto, non si butta via niente. Sopratutto quando in un lontano passato, la fame in questa terra toccava la vita quotidiana di tante povere famiglie contadine e bracciantili.

parti povere ma ottime

«Questa festa chiude l’anno sagristico berrese ed è dedicata al divin porcello»,dicono i promotori.

A differenza delle altre manifestazioni e sagre locali, quella della Zanzara e del Bruscandolo, è una manifestazione non “mondiale”, ma per veri appassionati, che viene organizzata anche quest’anno dall’Associazione Cultura e Spettacolo Berrese, in stretta collaborazione con il centro sociale cittadino La Colomba, e naturalmente con il patrocinio dal Comune di Riva del Po, che ha ereditato questo evento di fine anno dalle precedenti amministrazioni.

La festa prenderà il via nella giornata di domani, e tanto per stare in tema (meglio sul piatto) propone una cena a base di parti povere, ma a dir poco succulente, del suino: zampetti e ossa fumanti. La delizia del palato è assicurata.

IL MENù

Durante la festa che si svolgerà nella cittadina a due passi dal Po sia domani che domenica (per la precisione, domani solo a cena, mentre alla domenica è previsto anche il pranzo oltre al pasto serale) nel ristorante allestito all’interno del centro La Colomba, si potranno degustare piatti tipici come il bollito di ossi dio maiale e zampetti, accompagnati dal piccante cren, sale marino e vino (ma non solo).

Poi anche gli “sguazzabarbuz” (maltagliati e fagioli), oltre a salame fresco di produzione (come da stagione della macellazione), ai ferri e polenta, oltre a costine al forno con purè, fegato in umido con polenta, salama da sugo (ovvero la regina della cucina ferrarese). Per finire: la “brazadela da tociar in tal vin” e mele (ciambella da intingere nel vino). —

Franco Corli

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