La Nuova Ferrara

la curiosità 

Vini tenuti in anfora Rivoluzione che parte dal passato

R.C.

Per molti sembra una novità ma vi sono stati ritrovamenti risalenti anche al 6.000 a.C. La terracotta ha la proprietà di conservare le caratteristiche 

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Sostenere che la tradizione dell’affinamento dei vini in anfora è moda recente ovviamente è una scempiaggine, dato che si tratta di una delle tradizioni più antiche del mondo vinicolo, dopo il ritrovamento di tracce di acido malico, citrico, succinico e tartarico nei frammenti di otto giare in terracotta risalenti al 6.000 a.C. e provenienti da due siti archeologici (Shulaveri Gora e Gadachrili Gora) nei pressi di Tiblisi.

Del resto, la tradizione di conservare il vino in terracotta era nota ai Romani ma anche agli Etruschi, dati i tanti reperti rinvenuti. Invece, l’affinamento in Qvevri, ossia l’usanza della popolazione dell’attuale Georgia - ha meritato l’iscrizione nella lista Unesco del patrimonio immateriale dell’Umanità -, è una procedura sostanzialmente diversa dato che si parla di vinificazione e non mera conservazione. Solo in seguito il procedimento è diventato parte sostanziale della cosiddetta rivoluzione naturale, scoperta cioé la proprietà della terracotta di preservare al meglio - più di cemento, acciaio e legno -, le caratteristiche di vini e vitigni.

Al di là dell’indubbia fascinazione esotica, le anfore tradizionali – prodotte attualmente in Georgia, Spagna o Italia – che differivano dalle romane per l’assenza di manici e per la destinazione quindi non al trasporto ma, appunto, all’affinamento, hanno dimensioni che variano dalle poche centinaia alle migliaia di litri, e una composizione che consente al ciclo naturale del vino di compiersi senza alcuna forzatura.

In Italia il primo a sperimentare le anfore fu Josko Gravner, che dal 2000 iniziò a produrre la “sua” Ribolla rifacendosi al metodo tradizionale Kakheto: il vino dopo una pigiatura soffice (con bucce, vinaccioli e raspi), viene immesso nel Qvevri, normalmente interrato per la conservazione della temperatura e lasciato aperto solo per innescare la fermentazione. Altra procedura è l’invecchiamento in Tinajas spagnole (Cos, Foradori) per vini “orange” e apparentemente tradizionali. Rivoluzione sì, ma guardando al passato. —

R.C.

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