«Ora La galassia lontana lontana è multiculturale»
L’intervista
Oscar Isaac, cosa direbbe se dovesse fare uno spot per L’ascesa di Skywalker?
«È il culmine della saga: non è soltanto la dine di questa trilogia, ma mette il punto definitivo alla storia degli Skywalker fin da Anakin: è molto emozionante rivedere l’Imperatore Palpatine e capire che ha sempre tirato i fili ».
Il pubblico avrà qualche risposta definitiva?
«Credo che l’intenzione e la speranza di J J Abrams siano esattamente queste. Credo che la gente uscirà dal cinema pensando: “Wow, questa in realtà è tutta una lunghissima partita a scacchi tra i Jedi e i Sith, tra la luce e l’oscurità e quello che è successo nei nove film sono solo le varie mosse e ora finalmente siamo arrivati allo scacco matto».
Non è proprio la fine definitiva, visto lo spin off The Mandalorian...
«Eh beh, non si può uccidere la gallina dalle uova d’oro... ma la saga di Skywalker, quella è completata. E adesso c’è spazio per quel che ha sempre fatto, cioè ispirare l’immaginazione. Fin dai primi film è successo, è stato cosi brillante da parte di George Lucas iniziare a metà della storia, ci ha dato l’impressione che durasse da sempre » .
Un mondo che è diventato più inclusivo e multiculturale col passare degli anni...
«Vero ed è fantastico! Io sono la prova che adesso anche i latinoamericani vanno nello spazio! Quello che ha fatto J. J. Abrahms è rendere il mondo di Star Wars uno specchio della società attuale e io sono molto orgoglioso di esserne il testimonial». —
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