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L’ultima mostra di Farina per la città

L’ultima mostra di Farina per la città

Le opere della sua collezione esposte al Pac di Ferrara: sarà un dialogo tra disegni, dipinti e sculture

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Tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento, Ferrara si impone come un centro propulsivo per l’arte d’avanguardia grazie all’attività di Franco Farina, memorabile direttore della Civica Galleria d’Arte Moderna. La sua dinamica programmazione espositiva a Palazzo dei Diamanti ha dato vita ad una stagione costellata di eventi e personalità internazionali, che ha lasciato una testimonianza tangibile nella collezione di opere d’arte a lui appartenuta. Lola Bonora, la vedova, dopo la morte del marito ha, seguendo la sua volontà, donato tutto a Ferrara. «Franco - ha detto Bonora - voleva ridare quello che aveva alla sua città. Per lui era un riconoscimento doveroso, un tributo importante che ben sintetizza il rapporto d’affetto instaurato tra lui e i ferraresi».

LA MOSTRA

Un’ampia parte della donazione viene presentata al pubblico con la mostra dal titolo “La collezione Franco Farina. Arte e avanguardia a Ferrara 1963/1993”, allestita al Pac. Il percorso sarà aperto oggi alle 17 e visitabile da domani fino al 15 marzo. La mostra fa dialogare dipinti, sculture, disegni e grafica della collezione Farina con opere delle Gallerie al fine di evocare il panorama culturale di quegli anni.

ARTISTI E CORRENTI

Procedendo in un percorso che dagli studi e opere su carta dei maestri Carlo Carrà, Giorgio de Chirico e Filippo de Pisis muove verso lo spazialismo e l’informale di Emilio Vedova, il New Dada di Robert Rauschenberg e le sperimentazioni cinetiche di Getulio Alviani e Gianni Colombo, il Nouveau Réalisme e la pop art di Mimmo Rotella e Mario Schifano, la collezione di Franco Farina diviene occasione per rileggere l’arte contemporanea attraverso lo sguardo di un illustre ferrarese. «La mostra è curata nel dettaglio ed è ricca di particolari. È un percorso fitto ma - parola di Bonora - allo stesso tempo intimo. Per chi le ha vissute, sarà un po’ come tornare tra le mura di casa». —

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